Dottrine
Sesso orale e anale tra coniugi: cosa dice davvero la Bibbia?
Cosa rientra davvero in porneia, cosa dice il Cantico dei Cantici sul piacere reciproco, e perché tanti coniugi vivono nella vergogna per atti che la stessa Organizzazione oggi non condanna più.
Cantico dei Cantici · 1 Corinti 7 · Ebrei 13:4 · Pascete il gregge di Dio· ~13 minuti di lettura
Cari fratelli e lettori curiosi,
questo è un articolo che molti di noi avrebbero voluto leggere anni fa. È un tema di cui non si parla mai sul podio, mai in adunanza, mai a tavola con i genitori — e proprio per questo lo si vive spesso nella vergogna, da soli, in silenzio. Tante coppie di fratelli si sono trovate a chiedersi sottovoce, dopo dieci o vent’anni di matrimonio: “quello che facciamo nella nostra camera da letto è pulito davanti a Dio? Sono macchiato? Sto peccando senza saperlo?”
Vogliamo affrontare la cosa con calma, senza morbosità, con il rispetto che il tema merita. Lo facciamo perché il senso di colpa cronico in camera da letto rompe i matrimoni, e perché tanti fratelli stanno portando un peso che, a ben guardare le Scritture e le pubblicazioni stesse dell’Organizzazione, non era loro destinato.
La domanda che nessuno fa ad alta voce
Conosciamo tutti la dinamica. Una coppia di fratelli si sposa giovane. La prima notte arriva piena di aspettative e piena di sconosciuto: nessuno ha mai parlato loro davvero di come funziona l’intimità. La Bibbia, in adunanza, viene citata sempre sulla porneia, mai sul piacere coniugale.
Negli anni successivi i due si scoprono, si esplorano, fanno le domande naturali che ogni coppia si pone: posso accarezzarla così? Posso baciarlo lì? Possiamo provare quello?Ma sotto ogni domanda striscia un’altra voce, sussurrata da decenni di adunanze: “e se questo fosse porneia? E se mi chiamassero in sala di servizio? E se Geova ci stesse guardando con disgusto?”
Quella voce ha un costo enorme. Genera matrimoni rigidi, freddi, in cui due persone che si amano si toccano con paura. Genera sorelle che hanno imparato a stare zitte, a subire, a non chiedere. Genera fratelli che vivono la sessualità come una funzione, non come un dono. Genera anche, paradossalmente, tante doppie vite.
La domanda merita una risposta onesta. Andiamola a cercare nelle Scritture, nel greco, nei manuali stessi dell’Organizzazione. Come sempre, verificate voi stessitutto quello che leggete — anche queste righe.
Porneia e il matrimonio: la definizione che cambia tutto
Partiamo da una fonte che nessun anziano può rifiutare: il manuale per anziani Pascete il gregge di Dio(edizione 2019), capitolo 12, paragrafo 3. È la definizione tecnica di porneiausata oggi dall’Organizzazione per stabilire chi può finire davanti a un comitato giudiziario:
“Pornèia implica l’uso immorale dei genitali, in modo naturale o pervertito, per la soddisfazione sessuale. All’atto immorale deve aver partecipato un’altra persona, dell’uno o dell’altro sesso, o un animale.”
Fermati un istante su due parole: “immorale” e “un’altra persona”. La definizione richiede che l’atto sia immorale di per sé, e che coinvolga qualcuno con cui non si è uniti dal matrimonio. Tra marito e moglie, l’atto coniugale non è immorale: è precisamente l’atto che il matrimonio rende lecito e benedetto (Genesi 2:24 TNM).
La conseguenza logica — tratta dalla loro stessa definizione — è netta: ciò che marito e moglie fanno tra loro non rientra nella categoria della porneia, perché manca l’elemento dell’ “altra persona” in un contesto immorale. Manca l’adulterio. Manca la prostituzione. Manca l’infedeltà. C’è un solo uomo e una sola donna, legati da un patto, che si donano reciprocamente.
Questo è lo stesso ragionamento che abbiamo seguito quando abbiamo esaminato cosa significa davvero porneia nel greco originale: un termine tecnico, non un’etichetta generica per “qualsiasi atto sessuale che ci mette a disagio”.
In sintesi: secondo la definizione ufficiale di Pascete il gregge, perché un atto sia porneiaservono due cose — che sia immorale, e che coinvolga un’altra persona oltre al coniuge. Tra marito e moglie fedeli, nessuna delle due condizioni è soddisfatta.
Cosa diceva l’Organizzazione, cosa dice adesso
Ed è qui che la storia si fa interessante — e, per molti di noi, dolorosa. La posizione attuale non è sempre stata quella. Negli anni ’70 e ’80 le pubblicazioni dell’Organizzazione hanno detto cose molto diverse, su cui tantissime coscienze sono state formate.
1974: motivo di divorzio
Nel novembre 1974, La Torre di Guardia(15 novembre 1974, p. 704 dell’edizione inglese) classificava esplicitamente la “copulazione orale e anale” tra coniugi come una forma di condotta che poteva essere considerata porneia, fornendo così al coniuge offeso una base scritturale per il divorzio con possibilità di risposarsi. Stiamo parlando di atti compiuti tra marito e moglie, classificati come motivo di divorzio biblico.
1978: prima inversione di rotta
Quattro anni dopo, sempre La Torre di Guardia (15 febbraio 1978, pp. 30-32) cambia tono. Lo stesso atto, dentro lo stesso matrimonio, viene ora descritto come questione chespetta ai coniugi davanti a Dio:
“Queste sono questioni per le quali la coppia sposata deve essa stessa portare la responsabilità davanti a Dio, e non sono questioni che gli anziani di congregazione hanno il compito di tentare di controllare o di rendere oggetto di provvedimenti di disassociazione come unica base.”
1983: il passo indietro
Cinque anni dopo ancora, La Torre di Guardia(15 marzo 1983, p. 31) torna in parte sui propri passi, descrivendo gli stessi atti come “atti pervertiti” e indicando che, se diventano noti, possono comunque portare a provvedimenti congregazionali per “condotta dissoluta” o “impurità”.
Dal 2019 ad oggi: il silenzio operativo
Con il Pascete il gregge di Dio del 2019 e le revisioni successive, la definizione di porneiaè stata ridisegnata in modo che richieda esplicitamente l’intervento di un’altra persona— ritagliando di fatto fuori gli atti tra coniugi. Nei comitati giudiziari di oggi, una coppia sposata non viene più chiamata a giudizio per i dettagli della propria intimità. La questione è tornata, di fatto, alla coscienza coniugale.
Fermiamoci. In cinquant’annilo stesso atto, dentro lo stesso matrimonio, sotto la stessa Bibbia, ha cambiato statuto più volte: da motivo di divorzio, a coscienza coniugale, a pervertito, di nuovo a coscienza coniugale. Cosa è cambiato?Non le Scritture: il testo della Bibbia è rimasto identico in tutti questi decenni. È cambiata l’interpretazione umana.
Lo abbiamo già visto altre volte: vaccinazioni vietate fino al 1952, trapianti d’organi definiti “cannibalismo” fino al 1980, brindisi pagani fino al 2019. Ogni volta la regola era presentata come “scritturale”. Ogni volta la regola è cambiata. Ogni volta la Scrittura era la stessa. E lo abbiamo documentato nel nostro articolo su come funziona la «nuova luce».
Pensiamo alle migliaia di coppie che, tra il 1974 e oggi, hanno vissuto nella vergogna, hanno fatto comitati, hanno divorziato, si sono sentite contaminate — per atti che oggi l’Organizzazione stessa non porta più davanti a un comitato giudiziario. Quel dolore è reale. Non era necessario.
Il Cantico dei Cantici: il giardino, il vino, la mirra
La Bibbia non è un libro pudico. Quando si tratta di intimità coniugale, ha un intero libro dedicato — ispirato come tutti gli altri, secondo 2 Timoteo 3:16 TNM. Il Cantico dei Canticiè un poema d’amore esplicito tra due innamorati, e i commentatori accademici (Fox, Murphy, Exum, Pope) hanno documentato come usi sistematicamente le metafore vegetali e alimentari dell’ antico Vicino Oriente per descrivere atti sessuali precisi.
Vediamo alcuni passi nella TNM 2017.
Il frutto al palato
“Come un melo tra gli alberi della foresta, così è il mio amato tra i giovani. Desidero ardentemente sedere alla sua ombra, e il suo frutto è stato dolce al mio palato.”
La sposa parla. Il “frutto” del suo amato è stato dolce al suo palato. I commentatori accademici del Cantico (Pope nel Anchor Bible, Fox in The Song of Songs and the Ancient Egyptian Love Songs) leggono qui un’immagine di intimità orale — una metafora cibo/sessualità molto comune in tutta la poesia d’amore dell’antico Vicino Oriente. Il testo non condanna. Lo Spirito di Dio ha ispirato esattamente queste parole.
Il giardino e le spezie
“Sono entrato nel mio giardino, sorella mia, mia sposa. Ho colto la mia mirra con le mie spezie aromatiche. Ho mangiato il mio favo con il mio miele; ho bevuto il mio vino con il mio latte.”
Il giardino, nell’antico Vicino Oriente, era una metafora sessuale documentata per il corpo della sposa (cfr. Cantico 4:12, “giardino chiuso”; 4:16, “venga il mio amato nel suo giardino”). Mangiare miele, cogliere mirra, bere vino dentro quel giardino sono immagini esplicite di intimità reciproca. La voce del Cantico chiude il versetto con un imperativo divino: “Mangiate, amici! Bevete, e inebriatevi di espressioni d’amore!” (Cantico 5:1b TNM).
L’esplorazione reciproca
“Come sei bella e come sei piacevole, ragazza amata, così deliziosa! La tua statura è come quella di una palma, e i tuoi seni come grappoli di datteri. Ho detto: ‘Salirò sulla palma, per afferrare i suoi rami fruttiferi’. Per favore, siano i tuoi seni come grappoli della vite [...] e il tuo palato come il miglior vino.”
Lo sposo descrive il corpo della sposa. Le parole non sono astratte: c’è un’intenzione esplicita di esplorazione, di assaggio, di reciprocità. E al capitolo 8:2 la sposa risponde: “ti farei bere vino aromatico”. La poesia del Cantico costruisce un mondo in cui il piacere reciproco tra due innamorati è celebrato senza riserve.
Lo Spirito di Dio non ha avuto problemi a ispirare un libro così. Questo dovrebbe almeno farci sospettare che il Dio che ha scritto il Cantico dei Cantici non sia lo stesso Dio ansioso e censorio che a volte ci hanno presentato.
Non vogliamo forzare il testo: nessun commentatore onesto può affermare con certezza al 100% cosa ogni metafora del Cantico significhi precisamente. Ma il movimento generaledel libro — verso il piacere reciproco, l’esplorazione, il dono del corpo — è difficile da negare. E quel movimento è benedetto, non condannato.
I due pilastri: 1 Corinti 7 ed Ebrei 13:4
Quando il Nuovo Testamento parla esplicitamente del letto coniugale, lo fa con due passi che vale la pena rileggere senza il filtro delle adunanze.
1 Corinti 7:3-5 — il dono reciproco
“Il marito dia alla moglie ciò che le è dovuto, e similmente anche la moglie al marito. La moglie non ha autorità sul proprio corpo, ma il marito; e similmente anche il marito non ha autorità sul proprio corpo, ma la moglie. Non privatevi l’uno dell’altro [...] affinché Satana non vi tenti per la vostra mancanza di autocontrollo.”
Paolo parla di un dovere reciproco, di un dono reciproco del corpo. Non è un dono limitato a una posizione, a un atto, a un orario. È il corpo intero. Notiamo — in pieno primo secolo, in una cultura in cui il corpo della donna era spesso ridotto a proprietà del marito — che Paolo afferma il principio inverso: anche il corpo del marito appartiene alla moglie. È un’affermazione di reciprocità radicale.
Ebrei 13:4 — il letto coniugale “senza contaminazione”
“Il matrimonio sia onorevole presso tutti, e il letto coniugale sia senza contaminazione, perché Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri.”
Questo versetto fa due cose contemporaneamente, e va letto intero. Da una parte dichiara il letto coniugale “senza contaminazione”: ciò che avviene tra marito e moglie, dentro il loro patto, non è impuro. Dall’altra, individua chi Dio giudicherà: i fornicatori e gli adulteri. Cioè chi rompe il patto coniugale, non chi lo onora.
Mettiamo insieme i pezzi. Pascete il gregge definisce porneiain modo che richieda un’altra persona esterna. 1 Corinti 7 parla di dono reciproco del corpo, senza limiti elencati. Ebrei 13:4 dichiara senza contaminazione tutto ciò che avviene dentro il letto coniugale. Il Cantico dei Cantici celebra l’esplorazione reciproca con metafore esplicite. Non c’è un solo versetto del Nuovo Testamento che proibisca a una coppia sposata un atto sessuale specifico.
Quando il silenzio della Bibbia è uno spazio, non una lacuna
C’è un principio che vale la pena ricordare ogni volta che ci troviamo davanti a una regola imposta su un dettaglio che la Bibbia non menziona:
“Non aggiungete nulla a ciò che vi comando, e non togliete nulla da esso.”
La Bibbia, quando vuole condannare qualcosa di sessuale, lo fa con parole tecniche e durature: porneia, moicheia (adulterio), to’evà (abominazione). Sono termini precisi. Quando questi termini non ci sono, l’assenza non è una dimenticanza divina che tocca all’uomo riempire. È uno spazio — e in quello spazio si esercita la coscienza coniugale, non il giudizio degli anziani.
Lo abbiamo già visto applicato a un altro tema delicato: quando esaminiamo cosa dice davvero la Bibbia sul sesso prima del matrimonio, scopriamo lo stesso schema: dove la Scrittura tace, gli uomini hanno spesso costruito regole rigide che poi, decenni dopo, hanno dovuto smontare.
Lo stesso vale per chi è finito davanti a un comitato giudiziario negli anni in cui questa materia era diversa: tante coscienze sono state ferite per qualcosa che oggi non sarebbe nemmeno considerato peccato giudiziario. Quel dolore è reale, e le persone che lo hanno subito meritano almeno il rispetto di sapere che la regola, nel frattempo, è cambiata.
I limiti che restano: consenso, rispetto, niente uso
Detto tutto questo, non stiamo dicendo “tutto è permesso, fate quello che vi pare”. I limiti biblici esistono — ma sono di natura diversa da quella che ci hanno spesso descritto.
Il principio che attraversa Genesi, il Cantico, 1 Corinti 7, Efesini 5 è chiaro: l’altro non è un oggetto, è una persona da amare come se stessi (Marco 12:31 TNM). Da questo principio nascono i limiti veri, quelli che la coscienza cristiana riconosce sempre:
- Consenso pieno e libero.Nessun atto sessuale, anche dentro il matrimonio, è lecito se uno dei due lo subisce. Costringere il coniuge a un atto che non vuole — fosse anche un atto “normale” — quello sìè un peccato grave contro l’amore di Cristo.
- Niente uso dell’altro.Trattare il coniuge come strumento del proprio piacere, ignorando i suoi desideri, i suoi limiti, le sue paure, contraddice tutto il senso del “dare ciò che è dovuto” di 1 Corinti 7:3.
- Niente atti che causano sofferenza fisica o psicologica. Se un gesto fa male a chi lo riceve, in corpo o in cuore, non è un dono reciproco: è qualcos’altro, e va fermato.
- Niente coinvolgimento di terze persone. Qui la porneia di Pascete il greggerientra pienamente: il momento in cui entra in scena qualcuno oltre i due coniugi, si torna nel territorio dell’infedeltà e dell’adulterio.
- Comunicazione onesta.Il dono reciproco di 1 Corinti 7 funziona solo se i due si parlano, si chiedono, si ascoltano. Senza parola, l’intimità diventa indovinello, e l’indovinello produce ferite.
Notiamo che nessuno di questi limiti riguarda un tipo specifico di atto. Riguardano l’animo con cui ci si avvicina al coniuge. È il cuore che Dio guarda (1 Samuele 16:7 TNM), non l’anatomia.
Da fratello a fratello: due note pratiche
Permetteteci, da fratelli, due note pratiche — brevi e non cliniche. Le scriviamo perché queste cose nessuno le dice in adunanza, e l’ignoranza in materia produce ferite vere.
Box pratico — con prudenza fraterna
1. Sull’igiene e la cura del corpo.Ogni forma di intimità chiede pulizia, lavarsi prima, fare attenzione a infezioni. Per gli atti che coinvolgono zone delicate, l’igiene non è pignoleria: è cura dell’altro. Se si sceglie di sperimentare la penetrazione anale, la letteratura medica consultabile concordemente raccomanda lubrificazione adeguata, gradualità, ascolto del coniuge, e attenzione a evitare poi contatti orali/vaginali senza pulizia — per ragioni semplicemente igieniche. Lo diciamo come si parla in una buona famiglia: con franchezza e senza vergogna.
2. Sulla comunicazione.La cosa più importante è parlarne. Tante sorelle che abbiamo incontrato non hanno mai detto al marito cosa amano e cosa no, cosa fa loro male, cosa le mette a disagio. Tanti fratelli non hanno mai chiesto. Si può cominciare con frasi semplici: “ti piace quando faccio così?”, “c’è qualcosa che vorresti provare?”, “c’è qualcosa che non vuoi più fare?”. Sembra banale. Cambia matrimoni.
3. Sul “no”. Nessuno dei due coniugi deve mai essere costretto a un atto che non vuole. 1 Corinti 7:5 parla di non privarsi se non d’accordo — il consenso è biblico, non opzionale. Un “no” ascoltato con rispetto è un atto di amore tanto quanto un “sì”.
Niente di tutto questo è in contraddizione con la fede. Anzi, è profondamente coerente con la fede di un Padre che ci ha fatti come siamo, che si ricorda che siamo polvere (Salmo 103:14 TNM), e che ci ha dato il matrimonio come dono e non come campo minato.
Un’epidemia di mariti che guardano pornografia
C’è uno scenario che vediamo ripetersi, in silenzio, in troppe case di fratelli e sorelle. Vogliamo nominarlo, perché chi lo vive ha il diritto di sentirsi visto.
Lui non cerca più la moglie sessualmente. Forse non l’ha mai cercata davvero. Quando lei prova ad avvicinarsi, è freddo, distratto, “stanco”. Le viene la testa altrove. Eppure, di notte, lo schermo del telefono si illumina. In un’altra stanza. Da solo.
In pubblico, davanti agli amici della congregazione, la storia si capovolge. Lei è “esagerata”. È “troppo emotiva”. È “ossessionata dal sesso”. È “malata di mente”. Lui scuote la testa quando lei si lamenta. La fa passare per fragile, per isterica, per il problema della coppia.
E lei comincia a credergli. Perché un fratello “stabile spiritualmente” non può essere quello che sta sbagliando — quindi deve essere lei. Lei piange in macchina. Si chiede se è giusto chiedere attenzione. Si convince di essere malata davvero. Per anni.
Vogliamo dirlo con la chiarezza di chi sta dalla parte della verità: quel marito non sta vivendo porneiain senso tecnico (perché non c’è una persona reale e fisica nel suo letto), ma sta facendo qualcosa che la Scrittura nomina con parole molto più chiare di quanto vorremmo.
“Il marito renda alla moglie ciò che le è dovuto; e similmente anche la moglie al marito. […]Non vi private l’uno dell’altro, se non di comune accordo, per un tempo determinato.”
La parola greca per “privare” — aposteréo — significa letteralmente “defraudare”, “rubare ciò che è dovuto”. È un termine giuridico forte. Un marito che si sottrae sistematicamente all’intimità con la moglie sta defraudandoladi qualcosa che le è dovuto per patto.
E poi c’è quello che accade fuori dal letto. Proverbi 5:18-19 (TNM): “Rallegrati con la moglie della tua giovinezza […] Siine sempre inebriato dall’amore di lei” — non da quello di altre. Malachia 2:14 (TNM) chiama la moglie “la donna del tuo patto” e Geova si presenta come testimone di quel patto. E quando si tratta di immagini guardate ripetutamente con desiderio, Matteo 5:28 (TNM)è preciso: il problema è il “continuare a guardare”con passione orientata verso una donna che non è la propria. È esattamente il meccanismo che la pornografia industriale produce: desiderio cronico verso corpi che non sono il corpo della donna a cui hai promesso fedeltà.
La Bibbia non tace su questo. La Bibbia parla.
A te, sorella, che ti sei riconosciuta in questo scenario.
1.Quello che senti è reale. Non sei pazza. Non sei “troppo”. Non sei “ossessionata”. Stai semplicemente riconoscendo una verità che lui sta nascondendo.
2.La distorsione pubblica è una forma di manipolazione. Quando lui in pubblico ti fa passare per malata mentre in casa è lui a defraudarti del patto, ti sta facendo un torto enorme — e Geova vede.
3.Hai diritto a una conversazione vera. A chiedere — non a un anziano, non a un comitato, ma direttamente a lui, da donna adulta e fedele: “cosa sta succedendo a noi?” E se lui non risponde, hai diritto di cercare aiuto reale (un terapeuta di coppia, un sostegno fraterno fuori dal circuito della congregazione).
A chi si riconosce nello scenario opposto — sei tu il marito che si è ritirato — vogliamo dirti, da fratello a fratello, una cosa sola: colpevolizzare lei non risolve niente. La pornografia non è la malattia, è il sintomo di un’intimità che hai smesso di cercare. Quello che serve è guardarsi dentro, non guardare lei dall’alto. Non sei un cattivo, ma stai facendo del male, e c’è una via fuori — ma comincia ammettendo dove sei.
Su questo argomento abbiamo dedicato un articolo intero: la pornografia come ferita da curare, non come colpa da espiare. Lo abbiamo scritto pensando proprio a chi vive questa lotta in silenzio — uomini e donne — perché meritate uno spazio dove leggere senza schiacciamento.
Liberarsi dal senso di colpa cronico
Forse, mentre leggi, qualcosa si sta sciogliendo. Forse stai pensando a quella volta, a quegli anni, a quella vergogna che ti sei portata in chiusura di adunanza, a quel pianto silenzioso sulla strada del ritorno. Forse stai pensando a tuo marito che ti ha sempre fatto sentire impura. O a tua moglie a cui non hai mai osato chiedere niente.
Vogliamo dirti, da fratelli, una cosa semplice. Il Geova della Bibbia non è un Dio contabile che tiene un elenco di atti ammessi e atti vietati nel letto di chi è sposato con patto. È il Padre che ha ispirato il Cantico dei Cantici. È il Dio che, attraverso Paolo, parla di dono reciproco del corpo. È il Dio che, attraverso lo scrittore di Ebrei, dichiara il letto coniugale “senza contaminazione”.
Sappiamo che lasciar andare il senso di colpa di anni richiede tempo — e non si fa con un articolo. Si fa rileggendo le Scritture senza il filtro di chi ti diceva cosa significavano. Si fa parlando, magari piangendo, con il coniuge. Si fa, quando si può, andandosi a leggere cosa significa davvero essere salvati per immeritata bontà invece che per esecuzione perfetta di una lista.
“Cristo ci liberò perché fossimo liberi. Perciò state saldi, e non lasciatevi mettere di nuovo sotto il giogo della schiavitù.”
Anche da questo giogo. Soprattutto da questo, che si annida nei posti più intimi della vita e che ha rovinato troppi matrimoni.
Una riflessione fraterna
Riassumiamo, con la prudenza che il tema chiede.
- Porneia, secondo Pascete il gregge, richiede un atto immorale con un’altra persona. Tra marito e moglie fedeli, la categoria non si applica.
- L’Organizzazione stessa è passata, in cinquant’anni, da considerare l’intimità orale e anale tra coniugi motivo di divorzio (1974), a materia di coscienza (1978), a “pervertita” (1983), di nuovo a materia di coscienza (post-2019). Cambiavano gli uomini, non la Scrittura.
- Il Cantico dei Cantici celebra l’esplorazione reciproca senza riserve, con metafore esplicite di intimità orale e di reciprocità sessuale.
- 1 Corinti 7 parla di dono reciproco del corpo senza elenchi di limiti tecnici; Ebrei 13:4 dichiara il letto coniugale senza contaminazione.
- I limiti veri restano: consenso pieno, niente uso dell’altro, niente coercizione, niente terzi, niente sofferenza imposta. Sono limiti del cuore, non dell’anatomia.
Non vogliamo dirti cosa fare in camera tua. Vogliamo dirti che la domanda «sto peccando se faccio questo con mia moglie?» o «sto peccando se faccio quello con mio marito?» merita di essere riformulata. La vera domanda è: sto amando questa persona come merita di essere amata? C’è rispetto? C’è ascolto? C’è fedeltà? C’è consenso?Quella è la domanda biblica. Tutto il resto è spazio di coscienza.
Verificate voi stessi tutto questo: i versetti, le citazioni di La Torre di Guardia, la definizione di Pascete il gregge. Non chiediamo fede in noi, chiediamo il vostro stesso esame. Come scrive Paolo:
“Continuate ad accertarvi di ogni cosa. Tenete stretto ciò che è eccellente.”
Anche su questo. Soprattutto su questo, che vive nascosto e che per troppi di noi è stato un nodo segreto.
Se queste righe ti stanno facendo riprendere fiato, leggi anche cosa significa davvero «peccato» nella Bibbia, come si viene salvati per immeritata bontà, e — se ti accompagna qualcuno che sta studiando — il Kit dello Studente.
— Un Membro degli Amanti della Verità
Fonti
- Pascete il gregge di Dio(2019), cap. 12, par. 3 — definizione di porneia
- La Torre di Guardia, 15 novembre 1974, p. 704 (ed. inglese) — oral/anal copulation come motivo di divorzio
- La Torre di Guardia, 15 febbraio 1978, pp. 30-32 — “responsabilità della coppia davanti a Dio”
- La Torre di Guardia, 15 marzo 1983, p. 31 — “atti pervertiti” e politica congregazionale
- Genesi 2:24 (TNM) — “saranno una sola carne”
- 1 Samuele 16:7 (TNM) — Dio guarda il cuore
- Salmo 103:14 (TNM) — “si ricorda che siamo polvere”
- Cantico dei Cantici 2:3; 4:12-16; 5:1; 7:6-9; 8:2 (TNM) — il frutto, il giardino, la mirra, l’esplorazione reciproca
- Marco 12:31 (TNM) — amare il prossimo come se stessi
- 1 Corinti 7:3-5 (TNM) — dono reciproco del corpo coniugale
- Efesini 5:22-33 (TNM) — matrimonio come immagine di Cristo e congregazione
- 2 Timoteo 3:16 (TNM) — tutta la Scrittura ispirata
- Ebrei 13:4 (TNM) — “il letto coniugale sia senza contaminazione”
- Galati 5:1 (TNM) — libertà in Cristo
- Deuteronomio 4:2 (TNM) — non aggiungere né togliere alla Parola
- 1 Tessalonicesi 5:21 (TNM) — verifica personale
- Fox, M.V. — The Song of Songs and the Ancient Egyptian Love Songs (Univ. of Wisconsin Press)
- Murphy, R.E. — The Song of Songs, Hermeneia
- Pope, M.H. — Song of Songs, Anchor Bible 7C
- Exum, J.C. — Song of Songs: A Commentary, Old Testament Library
