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NOVITÀ |Tatuaggi: un Testimone di Geova può farsene uno? Cosa dice davvero la Bibbia — e cosa tace il manuale degli anziani

Dottrine

Sesso prima del matrimonio: è davvero un peccato?

Cosa significa porneianel greco originale, qual è il bersaglio biblico del matrimonio, e cosa rimane onestamente nello spazio della coscienza.

1 Corinti 6 · Genesi 2:24 · Pascete il gregge di Dio· ~14 minuti di lettura

Cari fratelli e lettori curiosi,

prima di parlare di parole greche, di Levitico, di Genesi, di Pascete il gregge, vogliamo chiederti una cosa semplice. Leggi queste due storie. Non commentarle subito. Prova solo a registrare cosa senti dentro mentre le leggi.

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Prima storia

Marco e Giulia, 21 anni

Marco e Giulia si conoscono da sei mesi. Si sono visti per la prima volta a un’assemblea di circoscrizione e tra loro è scoppiata immediatamente una forte attrazione fisica. Si sentono in colpa quasi ogni sera. Smettono di vedersi per non “cedere”. Ricominciano. Si baciano. Si fermano. Si sentono peggio.

Gli anziani li chiamano per una conversazione “a tu per tu”. Le mamme cominciano a pressare: “datevi una regolata, la gente parla.” Otto mesi dopo il primo incontro, si sposano. Lo dicono chiaramente, anche tra loro: “Ci sposiamo per non peccare più.”

In pubblico, prima del matrimonio, mai una mano stretta, mai un bacio, mai una foto insieme: cosa direbbero gli anziani?Non si sono mai visti su una panchina al tramonto a parlare per due ore di niente. Non sanno l’uno dell’altra cose semplici: di cosa hai paura quando ti svegli alle quattro di notte? Cosa ti faceva piangere a otto anni? Qual è quella canzone che ti rimette a posto la giornata?

La prima notte, finalmente, possono. Lo fanno. Fisicamente, arrivano dove sognavano da mesi.

Poi Marco la guarda dormire, e dentro di sé sente un vuoto strano. Chi sei tu, davvero? Cosa ti fa felice un martedì pomeriggio?Non lo sa. Giulia, qualche giorno dopo, si troverà a pensare in macchina: “Mi ha sposata per fare l’amore senza peccato. Sono stata un permesso. Non una persona.”

Hanno tutti i timbri in regola. La struttura del matrimonio era perfetta. Il principio del matrimonio — quel conoscere profondo, quell’aderire fedele — non era nemmeno cominciato.

Seconda storia

Luca e Sara, 19 anni — insieme dai 15

Luca e Sara stanno insieme da quattro anni. Si sono conosciuti a quindici, in classe, e da allora non si sono più lasciati. Tutti, in famiglia e in congregazione, sanno che stanno insieme: ci sono foto sui telefoni di metà dei parenti.

Si tengono per mano in pubblico. Si scrivono ogni giorno. Si sono visti nei momenti peggiori — il funerale del nonno di lei, l’esame andato male di lui — e nei momenti più banalmente felici. Lui sa che lei beve il caffè freddo anche a gennaio. Lei sa che, quando lui si arrabbia, non bisogna parlargli per dieci minuti, e poi torna.

Hanno parlato del futuro mille volte. Si sono detti “solo tu” e lo hanno mantenuto. Stanno finendo gli studi e contano di sposarsi tra due o tre anni, quando potranno permettersi una casa. Tutti, attorno a loro, lo sanno.

E sì: hanno dei rapporti sessuali. Si scambiano effusioni romantiche, si esplorano, si cercano. Non c’è uso dell’uno verso l’altra, non c’è infedeltà, non c’è doppia vita. Si rispettano profondamente, e ogni gesto fisico nasce dentro quattro anni di conoscenza vera.

Tu, mentre leggi, dentro di te, probabilmente pensi: “ma che male c’è?”

Fermati un secondo prima di leggere oltre. Onestamente, davanti a queste due storie, qual è stata la sensazione che ti ha attraversato?

Per la prima, qualcosa di simile a un fastidio sottile. Per la seconda, una certa tenerezza, magari un po’ di disagio nel riconoscere quella tenerezza, perché “non dovrebbe”, ma c’è.

Quella sensazione non è un errore. È una bussola. E le Scritture — lette nel greco originale, nel contesto storico, e dentro le loro stesse definizioni — ci aiutano a capire perché quella bussola sta puntando in una direzione precisa. Perché peccato nella Bibbia significa mancare il bersaglio. E per capire se si manca un bersaglio, bisogna prima sapere dove si trova.

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La parola che conta: porneia

Quando la Bibbia condanna i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, usa quasi sempre la parola greca porneia (πορνεία). Cosa significa esattamente?

Nelle Scritture greche cristiane, porneia copre una gamma precisa di comportamenti: prostituzione, adulterio, rapporti con parenti stretti, relazioni nei contesti dei culti pagani. In tutti questi casi c’è un elemento comune: il coinvolgimento di un’altra persona e quasi sempre un contesto di uso, infedeltà o idolatria.

Un dato che merita attenzione si trova in una pubblicazione ufficiale dell’Organizzazione. Nel manuale per gli anziani Pascete il gregge di Dio (edizione 2019), al capitolo 12, paragrafo 3, si legge la definizione di porneia:

“Pornèia implica l’uso immorale dei genitali, in modo naturale o pervertito, per la soddisfazione sessuale. All’atto immorale deve aver partecipato un’altra persona, dell’uno o dell’altro sesso, o un animale.”

Pascete il gregge di Dio, cap. 12, par. 3 (corsivo aggiunto)

Questa definizione — tratta dalla loro stessa fonte autorevole — ci offre un punto fermo: porneia non è un termine genericoper “qualsiasi attività sessuale”. È un termine tecnico che descrive un atto sessuale immorale con un’altra persona, in un contesto di prostituzione, infedeltà, idolatria o sfruttamento.

Infografica

Il bersaglio del matrimonio biblico

“Peccato” nella Bibbia significa mancare il bersaglio. Per capire se si manca, occorre prima sapere dov’è il bersaglio.

Davaq

Aggrapparsi, aderire, essere “incollati” (Gen 2:24).

Yada’

Conoscere — intelletto, esperienza, intimità vera (Gen 4:1).

Berith

Patto pubblico davanti a testimoni (Mal 2:14).

Cosa è porneia secondo Pascete il gregge (cap. 12, par. 3)

“Pornèia implica l’uso immorale dei genitali [...] All’atto immorale deve aver partecipato un’altra persona, dell’uno o dell’altro sesso, o un animale.”

Fonti: Genesi 2:24 (TNM), Genesi 4:1 (TNM), Malachia 2:14 (TNM), Pascete il gregge di Dio (2019), cap. 12, par. 3.

Il bersaglio: cos’è il matrimonio secondo Dio?

Per capire se qualcosa mancail bersaglio, dobbiamo prima capire qual è il bersaglio. Cosa protegge il matrimonio, secondo le Scritture? Perché Dio ha istituito questa unione?

La risposta si trova nelle prime pagine della Bibbia. Genesi 2:24 (TNM):

“Per questo un uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una sola carne.”

— Genesi 2:24 (TNM)

La parola ebraica tradotta “si unirà” è davaq: aggrapparsi, aderire, essere “incollati”. È la stessa parola usata per Rut che si stringe a Naomi rifiutando di lasciarla (Rut 1:14), e per il tenersi stretti a Dio stesso (Deuteronomio 10:20).

In Genesi 4:1 si legge: “Adamo conobbe Eva sua moglie.” La parola ebraica è yada’— il termine più ampio per “conoscere”: intelletto, esperienza diretta, intimità vera. Usarlo per l’atto sessuale non è un pudico eufemismo: è una dichiarazione teologica. Il sesso, secondo le Scritture, è una forma di conoscenza dell’altro.

Il matrimonio nell’antichità era anche un patto pubblico — un berith, come lo chiama Malachia (2:14). Non un documento di un ufficio statale, ma un impegno dichiarato davanti a testimoni, con conseguenze reali. Paolo riprende questa immagine in Efesini 5:22-33, dove il matrimonio diventa l’immagine stessa del rapporto tra Cristo e la congregazione.

Il bersaglio, quindi, è questo: un’unione che è vera conoscenza dell’altro, fedele nel tempo, che non usa l’altro come oggetto ma lo accoglie come persona. Il matrimonio era la struttura che proteggeva e rendeva possibile tutto questo.

Torniamo per un attimo a Marco e Giulia. La struttura era in ordine. Ma davaq— quell’adesione profonda — non c’era. Yada’— quella conoscenza vera — non c’era ancora. Avevano il contenitore. Non avevano il contenuto.

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Il mondo antico: età, matrimonio e realtà storica

Per leggere i testi biblici nella loro giusta luce, occorre conoscere il mondo in cui furono scritti. Nel mondo ebraico antico e nel periodo del Nuovo Testamento, le ragazze si sposavano tra i 12 e i 14 anni— subito dopo la pubertà — e i ragazzi tra i 16 e i 20. Il matrimonio era accessibile a tutti, era socialmente atteso, e avveniva presto.

Non esisteva il concetto moderno di “adolescenza” come fase protetta. Si passava dall’infanzia alla pubertà, e dalla pubertà al matrimonio. In quel contesto, Paolo poteva scrivere senza difficoltà in 1 Corinti 7:9 (TNM): “Se però non si reggono, si sposino, perché è meglio sposarsi che ardere di passione.”

Paolo stava offrendo una soluzione pratica e immediata: il matrimonio era a portata di mano, era normale, era la risposta naturale al desiderio umano. Non stava pensando a giovani di 25 o 30 anni costretti ad aspettare per anni. Il suo mondo era diverso dal nostro.

Questo non significa che le strutture sociali dell’antichità siano un modello da copiare oggi. La Scrittura descrive un contesto senza necessariamente canonizzarlo come norma eterna. Ma significa che dobbiamo capire a quale situazione rispondevano queste parole prima di applicarle alla nostra.

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Il cuore della questione: cosa manca davvero?

Paolo affronta il tema con una profondità che va ben oltre la regola. In 1 Corinti 6:15-17 (TNM):

“Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? [...] Chi si unisce a una prostituta diventa un solo corpo con lei. Poiché dice: ‘I due saranno una sola carne’. Ma chi si unisce al Signore è un solo spirito.”

— 1 Corinti 6:15-17 (TNM)

Paolo non dice: “è vietato dal codice morale.” Dice: “stai creando un’unione — hai capito cosa stai facendo?” Il problema della porneianon è la violazione di una regola: è che prende il meccanismo dell’unione — quella fusione profonda tra persone — e lo svuota del suo contenuto, della conoscenza, del patto, della fedeltà.

Questo ci aiuta a formulare la domanda giusta. Non: “hanno un certificato di matrimonio?” Ma: “c’è un’unione vera — conoscenza reciproca, fedeltà, impegno verso l’altro?”

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Quando la struttura surclassa il principio

La storia di Marco e Giulia non è nuova. È lo stesso schema che Gesù ha incontrato e smontato più volte nei Vangeli, e che le Scritture mostrano come una delle trappole più pericolose dell’esperienza religiosa: rispettare la struttura così bene da tradire il principio che la struttura serviva a proteggere.

Pensa al sabato. La Legge diceva di non lavorare. I farisei avevano costruito un sistema di regole minute per applicare quel comando. Quando Gesù guarisce di sabato, si scandalizzano: la struttura era violata. Gesù risponde con una frase che spazza via secoli di equivoci:

“Il Sabato fu fatto per l’uomo, e non l’uomo per il Sabato.”

— Marco 2:27 (TNM)

La struttura era stata fatta per servire l’uomo. Quando l’uomo viene sacrificato per servire la struttura, qualcosa si è rotto.

Pensa al sangue. La Bibbia dice di rispettare il sangue perché rappresenta la vita (Genesi 9:4). Ma quando per anni si è insegnato di rifiutare le trasfusioni anche al costo della vita, si è arrivati a un assurdo: la struttura della regola sul sangue veniva fatta valere fino al punto di perdere proprio quella vitache il sangue rappresentava. Il principio — rispettare la vita — veniva sacrificato per servire la regola sul sangue. La struttura surclassava il principio.

Lo stesso schema si può presentare con il matrimonio. Quando due ragazzi si sposano frettolosamente solo per “mettersi a posto” agli occhi della congregazione — senza conoscersi, senza fedeltà vera, senza quella adesione che le Scritture chiamano davaq— si rispetta la strutturadel matrimonio (l’atto formale, il certificato, la cerimonia) e si tradisce il principio(l’unione profonda, la conoscenza, il rispetto della persona).

La domanda inquietante diventa allora: Quale dei due casi manca più il bersaglio? Marco e Giulia che si sposano per non peccare e usano l’altro come permesso? O Luca e Sara che, fuori da un timbro, si conoscono e si rispettano da quattro anni?

Non stiamo dando una sentenza al posto tuo. Stiamo dicendo che la domanda merita di essere posta, e che la risposta automatica non è ovvia come ci hanno insegnato.

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Il Cantico dei Cantici: il desiderio non è un nemico

C’è un libro intero della Bibbia dedicato al desiderio tra due innamorati — ed è così esplicito che per secoli i rabbini lo riservavano agli adulti. Si chiama Cantico dei Cantici, ed è ispirato come ogni altro libro delle Scritture.

Cosa vi si trova? Il bacio (“mi baci con i baci della sua bocca”, Cantico 1:2 TNM), l’abbraccio appassionato (“la sua sinistra sotto la mia testa, e la sua destra mi abbraccia”, 2:6 TNM), la descrizione minuziosa del corpo dell’altro (cap. 4 e 7), il desiderio fisico esplicito, l’esplorazione reciproca. Lo Spirito di Dio non ha avuto problemi a ispirare un poema così.

Questo ci dice qualcosa di importante: il desiderio sessuale, l’intimità fisica, l’esplorazione reciproca tra due che si amano non sono un’intrusione del peccato nel piano di Dio. Sono parte del piano stesso. La Bibbia non li tratta come una tentazione da reprimere, ma come una celebrazione da custodire nel suo contesto giusto.

Tra due persone che si amano davvero — che hanno costruito una storia, che si rispettano, che si trattano come persone e non come oggetti — baci appassionati, carezze, esplorazione del corpo dell’altro, masturbazione reciproca, sesso orale: sono espressioni di affetto che, in sé, le Scritture non classificano nella categoria della porneia. Non c’è uso, non c’è infedeltà, non c’è idolatria. C’è quel davaq e quel yada’ di cui parla Genesi.

Lo diciamo con tutta la prudenza necessaria: non sappiamo con certezza se Dio condanni queste espressioni dentro una relazione fedele. La Bibbia tace su molti dettagli specifici, e dove tace ha senso essere prudenti nell’affermare divieti che il testo non esprime. Quello che sappiamo è che il bersaglio, per Dio, è sempre lo stesso: amare l’altro come persona, con fedeltà, con conoscenza vera, senza usarlo.

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Servitori di Dio che hanno avuto rapporti pre-matrimoniali

C’è un principio che percorre tutta la Scrittura, dal primo libro all’ultimo: quando Dio vuole condannare qualcosa, lo dice. Con parole precise. La Bibbia non è un libro timido — è un libro che parla chiaro quando ha qualcosa da dire.

Quando la Bibbia condanna, lo dice

L’adulterio di Davide con Betsabea, per esempio: il testo non lascia spazio a dubbi.

“La cosa che Davide aveva fatto dispiacque a Geova.”

— 2 Samuele 11:27 (TNM)

Ogni volta che la Bibbia vuole condannare qualcosa di sessuale, usa parole tecniche, forti, precise:

  • porneia(πορνεία) — atto sessuale immorale
  • zimmà(זִמָּה) — condotta vergognosa
  • to’evà(תּוֹעֵבָה) — abominazione

Sono termini inequivocabili. Il principio è chiaro: la Bibbia condanna quando vuole condannare. E quando lo fa, lo dice. Per questo i casi in cui la Bibbia noncondanna — pur descrivendo intimità fisica fuori da una cerimonia formale — meritano di essere guardati con attenzione.

Rut e Boaz — l’aia di notte

Naomi istruisce Rut: lavati, profumati, scendi all’aia di notte, e quando Boaz si addormenta, “scoprigli i piedi e coricati”.

“Quando si corica, nota il posto dove si corica, poi va’, scoprigli i piedi e coricati; ed egli ti dirà quello che devi fare.”

— Rut 3:4 (TNM)

La parola ebraica usata per “piedi” è margelot— un termine raro, presente solo qui in tutta la Bibbia, che i commentatori accademici (Hubbard, Bush, Block nel Word Biblical Commentary) identificano come deliberatamente ambiguo, con forte probabilità di allusione sessuale. La mattina, Boaz la congeda di nascosto prima dell’alba perché “nessuno sappia che una donna è venuta all’aia” (Rut 3:14 TNM). Il matrimonio formale avviene nel capitolo 4, dopo quella notte.

E come definisce il testo Rut, la mattina dopo?

“Tutta la gente della mia città sa che sei una donna di valore(eshet chayil).”

— Rut 3:11 (TNM)

Eshet chayil— donna di valore. La stessa espressione di Proverbi 31:10 per la “donna virtuosa”. E Matteo 1:5 include Rut nella genealogia di Gesù. Senza asterischi.

Sansone e Dalila — Giudici 16

“Dopo questo egli amò una donna nella valle di Sorek, di nome Dalila.”

— Giudici 16:4 (TNM)

Il testo descrive una convivenza prolungata senza menzione di cerimonia. Il problema narrativo — quello che il testo condanna — è il tradimento di Dalila, non la relazione in sé. Quando la Bibbia ha qualcosa da dire, lo dice. Qui, sulla relazione, non lo dice.

Giacobbe, Lia, Rachele — e il banchetto come cerimonia

Vale anche un punto di contesto storico. Nel mondo biblico il banchetto nuziale era la cerimonia. Non c’era separazione temporale tra rito e unione fisica: avvenivano insieme, quella stessa notte. Non esisteva un documento separato, un ufficio, un funzionario. C’era il banchetto, i testimoni, e l’unione. La distinzione moderna tra “matrimonio legale” e “rapporti sessuali” semplicemente non esisteva nel mondo in cui fu scritta la Bibbia.

Il quadro d’insieme

Mettiamo insieme i casi. Osserva con attenzione la colonna della condanna.

CasoIntimità prima della cerimonia?Condanna esplicita?Come la Bibbia definisce la persona
Rut e Boaz
Rut 3
Sì — fortemente suggeritaNo“Donna di valore” (Rut 3:11). Nella genealogia di Gesù (Mt 1:5)
Cantico dei CanticiSì — esplicitaNoTesto canonico ispirato. Nessuna qualificazione negativa
Sansone e Dalila
Giud 16
Sì — convivenzaNo, non per questoCondannato il tradimento di lei, non la relazione
Davide e Betsabea
2 Sam 11
Sì — ma lei era moglie di un altro — per adulterio“La cosa dispiacque a Geova” (2 Sam 11:27)

Il dato che emerge: quando la Bibbia condanna, lo dice — con parole precise. Quando non lo fa, non lo fa. Il caso di Davide dimostra che la Scrittura sa usare la condanna quando è necessaria. L’assenza di condanna negli altri casi non è dimenticanza. È silenzio intenzionale.

Quando gli uomini aggiungono dove Dio ha taciuto

“Non aggiungete nulla a ciò che vi comando.”

— Deuteronomio 4:2 (TNM)

Eppure nel corso della storia, l’Organizzazione ha costruito regole precise su argomenti in cui la Bibbia tace — e poi, decenni dopo, le ha tolte chiamando il cambiamento «nuova luce». Vaccinazioni vietate fino al 1952. Trapianti d’organi definiti “cannibalismo” fino al 1980. Barba sconsigliata per decenni e oggi accettata. Brindisi condannato come pagano fino al 2019. Ogni volta, la regola era presentata come “fondata sulla Scrittura”. Ogni volta, la Scrittura era la stessa prima e dopo. Cambiava l’interpretazione, non il testo.

Allora la domanda diventa onesta: se una regola viene tolta domani con “nuova luce”, quella regola era davvero scritturale, o era l’interpretazione di qualcuno?

La Bibbia non è un libro che si dimentica di condannare. Quando vuole farlo, usa parole precise, inequivocabili, durature. Il silenzio che rimane non è una lacuna da riempire con regole umane. È uno spazio che Dio ha lasciato libero — intenzionalmente.

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Dio non vede come vede l’uomo

C’è un versetto che torna spesso nelle Scritture, e che vale la pena ricordare ogni volta che ci sentiamo schiacciati dalla pressione di una regola:

“Geova non vede come vede l’uomo: l’uomo guarda l’aspetto esteriore, ma Geova guarda il cuore.”

— 1 Samuele 16:7 (TNM)

E un altro, ancora più tenero:

“Si ricorda che siamo polvere.”

— Salmo 103:14 (TNM)

Dio sa di che cosa siamo fatti. Sa cosa significa avere un corpo che desidera, una mente che lotta, un cuore che ama. Sa che chiedere a un giovane di 25, 28, 32 anni di rimanere completamente vergine in attesa di un matrimonio che forse arriverà — in un mondo dove il matrimonio non è più alla portata immediata della pubertà come al tempo di Paolo — non è senza costo. Le ricerche mediche e psicologiche mostrano effetti reali della repressione prolungata: ansia, sensi di colpa, distorsioni del rapporto col proprio corpo, relazioni sentimentali costruite sul senso di vergogna — o, come per Marco e Giulia, matrimoni costruiti sulla fretta di “mettersi a posto”.

Dio è amore(1 Giovanni 4:8 TNM). Dio non è un legislatore distratto che ha scritto regole eterne ignorando il mondo reale in cui le persone vivono. Dio guarda il cuore, e quando vede due persone che si amano davvero — che si rispettano, che sono fedeli, che si trattano come persone e non come oggetti — quello che vede, non lo conosciamo con certezza. Ma sappiamo qualcosa di Lui:

  • Si ricorda che siamo polvere e ci tratta di conseguenza (Salmo 103:14 TNM).
  • Salva per immeritata bontà, non per osservanza perfetta di una lista (Efesini 2:8-9 TNM).
  • Vide la donna dai “molti peccati” e la accolse, mentre il fariseo che aveva tutti i documenti in regola si perdeva il punto (Luca 7:47 TNM).
  • Sa che viviamo negli ultimi giorni, in tempi difficili (2 Timoteo 3:1 TNM), in un mondo che non è più quello agricolo del primo secolo.

Non stiamo dicendo “fate quello che vi pare”. Stiamo dicendo: il Geova della Bibbia non è il Dio spaventoso e contabile che a volte ci hanno presentato. È un Padre che conosce i suoi figli, e che valuta il cuore prima del gesto.

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Il principio divino, oggi

Il matrimonio nell’antichità biblica era accessibile a tutti nella pubertà. Oggi, nel contesto culturale in cui viviamo, il matrimonio arriva spesso a 25, 30 anni o anche oltre. Le strutture sociali sono cambiate radicalmente. La Scrittura non canonizza le strutture sociali dell’antico Israele come modello eterno.

Quello che non cambia è il principio:

— Il sesso è un atto che crea unione tra persone. Una sola carne.

— Quell’unione chiede fedeltà, perché è la sua forma propria.

— Dove c’è uso dell’altro senza conoscenza e fedeltà, si manca il bersaglio.

— Non perché si viola una regola, ma perché si spezza qualcosa fatto per restare intero.

La domanda che ognuno di noi è chiamato a porsi non è “ho un certificato?” Ma: “sto trattando questa persona come merita di essere trattata? C’è fedeltà? C’è conoscenza vera? C’è impegno reale?”

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Una riflessione fraterna

Lasciaci chiudere come fratelli.

Torniamo per un attimo alle due storie con cui abbiamo aperto. Marco e Giulia hanno fatto tutto quello che la struttura chiedeva. Si sono sposati. Eppure dentro di loro, quell’adesione profonda non c’è, e l’altro è stato strumento, non persona. Luca e Sara non hanno il timbro. Eppure si conoscono, si rispettano, sono fedeli, e chi li guarda dall’esterno fa fatica a chiamare quella relazione “peccato”.

Per anni a tanti di noi è stato detto che il sesso fuori dal matrimonio è per definizione peccato grave: motivo di comitato giudiziario, di disassociazione, di essere “tagliati fuori” da Geova. Quando si va a leggere il greco originale, il contesto storico, le definizioni delle stesse pubblicazioni dell’Organizzazione, si scopre che il quadro è molto più sfumato.

Non stiamo dicendo “non c’è nessun bersaglio”. Stiamo dicendo che il bersaglio non è un timbro burocratico. Il bersaglio è un’unione vera, fedele, conoscente, rispettosa — e quella si può mancare con un certificato in tasca, e si può avvicinare molto senza averne uno.

“Se il bersaglio è l’unione vera — conoscenza, fedeltà, rispetto dell’altro come persona — chi è più vicino a quel bersaglio: chi ha un documento ma usa l’altro, o chi non ha un documento ma ama davvero?”

Ognuno deve rispondere a Dio per sé, e la coscienza informata dalle Scritture è il giudice ultimo. Non vogliamo dirti cosa fare. Vogliamo dirti che la domanda merita di essere riformulata, perché le Scritture la riformulano molto più di quanto ci hanno insegnato.

“Continuate ad accertarvi di ogni cosa. Tenete stretto ciò che è eccellente.”

— 1 Tessalonicesi 5:21 (TNM)

Anche su questo. Soprattutto su questo.

Se questo articolo ti sta facendo riprendere fiato, ti consigliamo di leggere anche cosa significa davvero “peccato” nella Bibbia, come si viene salvati per immeritata bontà, e come Gesù trattava chi era stato giudicato dagli altri. Se senti il bisogno di un cammino più lento, c’è il Kit dello Studente.

— Un Membro degli Amanti della Verità

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Fonti

  • Genesi 2:24; 4:1; 9:4 (TNM) — davaq, yada’, sangue e vita
  • Rut 1:14; Deuteronomio 10:20 (TNM) — uso di davaq
  • Malachia 2:14 (TNM) — berith, “la moglie del tuo patto”
  • Cantico dei Cantici 1:2; 2:6; 4; 7 (TNM) — il desiderio nelle Scritture
  • 1 Samuele 16:7; Salmo 103:14 (TNM) — Dio guarda il cuore, ricorda la nostra polvere
  • Marco 2:27 (TNM) — il Sabato fatto per l’uomo
  • Matteo 19:5 (TNM) — Gesù cita Genesi 2:24
  • 1 Corinti 6:15-17; 7:9 (TNM) — unione e contesto storico
  • Efesini 2:8-9; 5:22-33 (TNM) — salvezza per immeritata bontà, matrimonio come immagine
  • Luca 7:47 (TNM) — “perché ha amato molto”
  • 2 Timoteo 3:1; 1 Giovanni 4:8 (TNM) — ultimi giorni; Dio è amore
  • 1 Tessalonicesi 5:21 (TNM) — verifica personale
  • Rut 3:4, 11, 14; 4 (TNM) — margelot, eshet chayil, matrimonio formale dopo la notte all’aia
  • Proverbi 31:10 (TNM) — donna virtuosa (eshet chayil)
  • Matteo 1:5 (TNM) — Rut nella genealogia di Gesù
  • Giudici 16:4 (TNM) — Sansone e Dalila
  • Genesi 29 (TNM) — Giacobbe, Lia, Rachele e il banchetto come cerimonia
  • 2 Samuele 11:27 (TNM) — condanna esplicita di Davide
  • Deuteronomio 4:2 (TNM) — “non aggiungete nulla a ciò che vi comando”
  • Hubbard, R.L. — The Book of Ruth (NICOT); Bush, F. — Ruth/Esther (WBC); Block, D. — Word Biblical Commentary: ambiguità di margelot
  • Pascete il gregge di Dio(2019), cap. 12, par. 3 — definizione di porneia