Dottrine
Masturbazione: cosa dice davvero la Bibbia?
La domanda silenziosa di una generazione. Il caso di Onan, la definizione di porneia, e lo spazio che le Scritture hanno lasciato libero — intenzionalmente.
Genesi 38 · Matteo 5:28 · Pascete il gregge di Dio· ~11 minuti di lettura
Cari fratelli e lettori curiosi,
vogliamo aprire questo articolo riconoscendo una cosa che, in congregazione, raramente si dice ad alta voce: c’è una domanda che attraversa praticamente ogni adolescente e ogni giovane adulto cresciuto tra noi, e che pochi hanno il coraggio di portare a un anziano, a un genitore, o anche solo a un amico fidato. La domanda è semplice e scomoda: la masturbazione è davvero peccato?
Dietro quella domanda ci sono notti di senso di colpa, preghiere disperate, cicli di ripromessa-cedimento-vergogna, ragazzi e ragazze convinti di essere “sporchi davanti a Geova” per qualcosa che il loro corpo, alla loro età, fa quasi da solo. E ci sono anche — perché serve dirlo — tanti adulti, sposati e non, che continuano a portarsi dietro lo stesso peso.
Vogliamo affrontare il tema con la stessa onestà con cui abbiamo affrontato gli altri: aprendo la Bibbia, leggendo bene le pubblicazioni dell’Organizzazione, e verificando insiemecosa il testo dice davvero, cosa non dice, e dove sono state aggiunte cose che non c’erano.
Una premessa fraterna: non vogliamo dirti cosa fare. Non è quello il nostro mestiere. Vogliamo solo offrirti le informazioni che, in molti casi, non sono mai state offerte in modo onesto. Poi la coscienza informata, davanti a Dio, sceglie. Verifica voi stessi tutto quello che leggi.
Quello che la Bibbia non dice
Partiamo dal dato più semplice e più sconvolgente: la Bibbia non parla mai esplicitamente di masturbazione. Né nell’Antico Testamento, né nel Nuovo. Nessun versetto la nomina. Nessuna parola ebraica o greca usata nelle Scritture significa “masturbazione”.
Questo è un fatto verificabile e non controverso. Chiunque ti dica “la Bibbia condanna la masturbazione” ti sta dicendo, tecnicamente, qualcosa di inesatto: la Bibbia, su quel gesto specifico, tace.
Si potrebbe obiettare: “e Onan?”. È il primo argomento che salta in mente, perché da Onan deriva la parola “onanismo”, sinonimo storico di masturbazione. Andiamo a vedere il testo, perché è uno dei fraintendimenti più durevoli della storia dell’esegesi.
Il caso Onan: l’errore esegetico di duemila anni
La storia è in Genesi 38:8-10 (TNM). Il fratello di Onan, Er, è morto senza lasciare figli. La legge del levirato(Deuteronomio 25:5-10) prevedeva che il fratello del defunto sposasse la vedova e generasse con lei un figlio che sarebbe stato considerato erede del fratello morto — non suo. Era un modo per preservare il nome, la linea familiare e l’eredità del defunto.
“Allora Giuda disse a Onan: ‘Abbi rapporti con la moglie di tuo fratello, e adempi i tuoi obblighi di cognato nei suoi confronti per dare una discendenza a tuo fratello’. Onan però sapeva che la discendenza non sarebbe stata considerata sua. Così ogni volta che aveva rapporti con la moglie di suo fratello, disperdeva il suo seme per terra per non dare una discendenza al fratello. Ciò che faceva era spregevole agli occhi di Geova, e perciò Geova fece morire anche lui.”
Leggiamo bene cosa fa Onan. Non si masturba.Ha rapporti sessuali con la cognata — ripetutamente, dice il testo. Quello che fa è ciò che oggi chiameremmo coitus interruptus: si ritira prima dell’eiaculazione per impedire il concepimento.
E perché lo fa? Il versetto 9 lo dice in modo inequivocabile: “Onan sapeva che la discendenza non sarebbe stata considerata sua”. Onan stava rubando l’eredità del fratello morto. Voleva i benefici dell’atto sessuale ma rifiutava il dovere familiare di generare un erede che non sarebbe stato iscritto a suo nome. Era avidità, era egoismo, era tradimento del fratello defunto e della cognata.
Quello che Geova condanna in Genesi 38, quindi, non è un gesto fisico. È l’inadempienza al dovere del levirato e la frode contro il fratello morto. Lo stesso Deuteronomio 25:7-10 prevedeva una procedura pubblica (la cerimonia del sandalo sfilato) per chi si rifiutava di adempiere a questo obbligo: era considerato disonorevole e socialmente grave. Onan ha fatto qualcosa di peggio: hafintodi adempiere, prendendosi i rapporti e sabotandone l’esito.
Il termine “onanismo”come sinonimo di masturbazione è un’invenzione relativamente recente. Si diffonde nel XVIII secolo, dopo la pubblicazione di un opuscolo anonimo inglese del 1716 e soprattutto del trattato L’onanisme del medico svizzero Samuel Tissot (1760), che attribuiva alla masturbazione ogni tipo di malattia.
In altre parole: collegare Onan alla masturbazione è un’estrapolazione esegetica scorretta di origine moralista, non un dato biblico. Il testo di Genesi 38 parla d’altro.
Verifica tu stesso. Apri Genesi 38. Leggi i versetti 8, 9 e 10 con calma. Non c’è nessun riferimento ad un atto solitario. C’è un rapporto sessuale interrotto per non dare un erede al fratello. Sono due cose completamente diverse.
La definizione di porneia e cosa esclude
Quando il Nuovo Testamento condanna l’immoralità sessuale, usa quasi sempre la parola greca porneia (πορνεία). È il termine tecnico che troviamo in 1 Corinti 6:18, in Matteo 15:19, in Galati 5:19, in Atti 15:29.
Ed è qui che troviamo uno dei dati più sorprendenti di tutto l’argomento, perché viene dalla stessa Organizzazione. Nel manuale per gli anziani Pascete il gregge di Dio (edizione 2019), capitolo 12, paragrafo 3, si legge la definizione ufficiale di porneia:
“Pornèia implica l’uso immorale dei genitali, in modo naturale o pervertito, per la soddisfazione sessuale. All’atto immorale deve aver partecipato un’altra persona, dell’uno o dell’altro sesso, o un animale.”
Fermati un secondo su questa frase, perché vale ogni singola parola.
“All’atto immorale deve aver partecipato un’altra persona.” Questa è la definizione che l’Organizzazione stessa dà di porneia, e che pone come criterio per valutare l’applicabilità del termine.
Cosa significa, sul piano logico? Significa che la masturbazione — che per definizione è un atto solitario, senza la partecipazione di un’altra persona — auto-esclude se stessa dalla categoria della porneia secondo la definizione ufficiale del manuale degli anziani. Tecnicamente, secondo la loro stessa fonte, la masturbazione non è porneia.
Questo non è un giochetto retorico. È un ragionamento elementare: se A richiede B, e in un caso non c’è B, allora quel caso non è A. Se porneiarichiede un’altra persona, e la masturbazione non ha un’altra persona, allora la masturbazione non rientra in porneia.
Ed è un punto importante, perché in tutto il Nuovo Testamento è la porneiaad essere il termine tecnico per i peccati sessuali gravi — quelli che possono portare alla disassociazione, quelli che Paolo elenca come esclusione dal Regno (1 Corinti 6:9-10 TNM). La masturbazione, secondo la definizione dell’Organizzazione, non vi appartiene.
Cosa diceva l’Organizzazione, cosa dice oggi
Anche se la masturbazione non è tecnicamente porneia, l’Organizzazione l’ha trattata per decenni come una colpa grave. Vale la pena ripercorrere la traiettoria, perché aiuta a capire da dove arriva il senso di colpa di tanti di noi.
Gli anni ‘70: il “vizio” e la “perversione”
Negli anni Settanta il tono era duro. Svegliatevi!del 22 marzo 1973 pubblicò un articolo intitolato proprio “Liberatevi del vizio della masturbazione: Perché? Come?” La pratica veniva chiamata “vizio”, “abitudine degradante”, presentata come anticamera di mali spirituali peggiori. La Torre di Guardia e Svegliatevi!dello stesso periodo parlavano di “abbandono al desiderio sfrenato”, di rischio di sviluppare “tendenze omosessuali”, e collegavano la masturbazione a problemi fisici e mentali oggi smentiti da qualsiasi ricerca medica seria.
Anni ‘80 e ‘90: “abitudine impura”
Il vocabolario si ammorbidì un po’: la masturbazione cominciò a essere definita “abitudine impura”, collegandola al concetto biblico di akatharsia (impurità). La Torre di Guardiadel 15 settembre 1987 (“La masturbazione è una cosa grave?”) riconobbe esplicitamente che “l’impurità abbraccia pratiche di svariata gravità” e che non si doveva collocare la masturbazione “insieme a peccati così gravi come la fornicazione”. Era un primo, timido riconoscimento che il quadro era più sfumato di come era stato dipinto.
Oggi: classificata come “impura” ma fuori dal comitato
Oggi la categoria è ancora “abitudine impura”, con un linguaggio meno violento e più pastorale. Resta scoraggiata, resta motivo di possibile limitazione di privilegi (servizio di pioniere, incarichi vari) se si confessa a un anziano, ma — ed è il punto chiave — non è mai motivo di comitato giudiziario. Lo conferma lo stesso Pascete il gregge di Dio: la masturbazione non compare nell’elenco delle azioni che richiedono l’istituzione di un comitato.
Una nota importante che molti non sanno: non sei obbligato a confessare la masturbazione agli anziani. Non è un “peccato grave” nel senso organizzativo del termine. Se hai dubbi sulle dinamiche di quegli incontri, abbiamo dedicato un articolo intero al funzionamento dei comitati giudiziari: leggilo e verifica tu stesso.
Mettiamo insieme il quadro. La Bibbia non nomina la masturbazione. Il manuale degli anziani la esclude dalla definizione tecnica di porneia. Non è motivo di comitato giudiziario. Eppure — e questa è la domanda onesta — per generazioni i giovani sono cresciuti convinti che fosse quasi quanto la fornicazione. Da dove arrivava quella convinzione, se non da l’interpretazione di qualcuno che andava oltre quello che il testo dice?
Matteo 5:28: la distinzione tra fantasia e atto
C’è un versetto che spesso viene tirato in ballo, ed è giusto guardarlo da vicino. Matteo 5:28 (TNM):
“Ma io vi dico che chiunque continua a guardare una donna fino a provarne passione ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.”
Gesù sta dicendo una cosa precisa, e vale la pena leggerla con attenzione. La parola greca alla base del verbo tradotto “continua a guardare” (blepōnal participio presente) implica un’azione protratta, deliberata, orientata. E la “donna” di cui parla non è un’idea astratta: nel contesto del discorso sulla montagna, è chiaramente una persona specifica— e nel contesto del versetto precedente (l’adulterio), si tratta probabilmente di una donna sposata o appartenente ad un altro.
Gesù sta condannando il desiderio orientato verso una persona specificache non è tua: la fantasia ossessiva, l’immaginazione che possiede l’altro nella mente come già possesso sessuale. Sta dicendo che la cova interiore del desiderio adultero equivale all’adulterio.
Cosa nonsta dicendo Matteo 5:28? Non sta parlando dell’eccitazione fisiologica spontanea. Non sta parlando dell’atto solitario in sé. Sta parlando di una posizione interiore della volontà verso una persona reale, identificata, che non è tua. La distinzione è cruciale:
- Fantasia ossessiva di una persona specifica (la moglie di un altro, la ragazza della congregazione che non ti ricambia, una persona identificata) — qui Matteo 5:28 ha qualcosa da dire.
- Eccitazione fisiologicae gesto fisico senza un “oggetto” mentale specifico — il testo tace.
- Pornografia + masturbazione— è un argomento diverso, perché introduce immagini reali di persone reali usate come oggetto. Qui torna in gioco il tema dell’altro come strumento (la stessa preoccupazione che abbiamo affrontato nell’articolo su cos’è davvero il bersaglio biblico della sessualità).
È una distinzione che la trattazione popolare ha spesso schiacciato. Mettere tutto nello stesso mazzo — eccitazione, fantasia, gesto, pornografia — ha prodotto una generazione di giovani convinta che persino il corpo che si sveglia la mattina sia un nemico da combattere. Non è il messaggio delle Scritture.
1 Corinti 7:9 e la realtà del corpo umano
Paolo, nel parlare di matrimonio e desiderio, scrive qualcosa che vale la pena rileggere senza l’armatura del senso di colpa.
“Ma se non si reggono, si sposino, perché è meglio sposarsi che ardere di passione.”
Paolo non si scandalizza di fronte al fatto che le persone “ardano di passione”. Lo presuppone. È un dato del corpo umano, non un’anomalia spirituale. La soluzione che offre è pratica: sposarsi. Nel mondo di Paolo era una soluzione realistica, perché il matrimonio era accessibile presto, attorno alla pubertà o poco dopo.
Oggi il matrimonio arriva spesso a 25, 28, 32 anni o anche oltre. Sono dieci, quindici, vent’anni di vita sessuale biologicamente adulta in attesa. Paolo non stava pensando a quella situazione: il suo mondo non la conosceva. E qui sta una delle tensioni reali del nostro tempo, una tensione che la Scrittura non risolve con una regola universale, ma che chiede una coscienza informata, prudente e onesta.
Quello che il testo non faè offrire una formula tipo: “chi non si sposa, viva come se non avesse un corpo”. Quella è un’aggiunta umana. La Scrittura riconosce il corpo, le sue urgenze, e propone il matrimonio come soluzione. Dove il matrimonio non c’è o non è ancora possibile, lo spazio che rimane è lo stesso silenzio biblico di prima, da navigare con coscienza.
Il danno reale: il senso di colpa cronico
Qui vogliamo essere fraterni e diretti. La predicazione di decenni che ha trattato la masturbazione come una colpa equivalente a un peccato grave ha prodotto danni reali, e li abbiamo visti con i nostri occhi nei fratelli e nelle sorelle attorno a noi.
- Ansia sessuale cronica negli adolescenti — il corpo che fa quello che fa il corpo, vissuto come tradimento di Geova.
- Cicli di repressione → cedimento → vergogna — la promessa solenne a Geova, l’inevitabile ricaduta, l’autocondanna, la confessione, e di nuovo da capo. Una macina che logora la fede.
- Matrimoni frettolosiper “mettersi a posto”, costruiti più sulla fretta di regolarizzare il desiderio che sulla conoscenza reciproca.
- Difficoltà sessuali e relazionali da sposati — il corpo che per dieci anni è stato “nemico” non diventa amico la sera del matrimonio.
- Distorsioni nel rapporto con il proprio corpo e con l’intimità, che rendono difficile vivere la sessualità coniugale come la celebrano le Scritture (Cantico dei Cantici).
La psicologia contemporanea, in modo trasversale alle scuole, riconosce la masturbazione come parte normale dello sviluppo sessuale umano, non patologica né pericolosa di per sé. Le ricerche serie sui sistemi religiosi ad alto controllo — non solo i TdG — hanno documentato gli effetti della repressione sessuale prolungata. Non sono dati militanti: sono osservazioni cliniche.
Verifichiamolo insieme: non vogliamo che credi a noi sulla parola. Vogliamo che tu controlli queste affermazioni, le confronti con la tua esperienza, e tragga conclusioni oneste.
Quanto del senso di colpa che ti porti dietro su questo tema è biblico, e quanto è stato aggiunto da interpretazioni umane sopra il silenzio della Scrittura?
La risposta a questa domanda, per molti di noi, è stata liberante.
Cosa rimane: la coscienza informata
Cosa rimane, allora, quando si toglie l’armatura del senso di colpa aggiunto? Rimane qualcosa di più serio, non di meno serio: la coscienza informata davanti a Dio.
Le Scritture insegnano un principio che vale anche qui: “Tutto mi è permesso, ma non tutto è di beneficio. Tutto mi è permesso, ma non mi lascerò dominare da nulla” (1 Corinti 6:12 TNM). E ancora: “Tutto ciò che non viene dalla fede è peccato” (Romani 14:23 TNM).
Tradotto: la domanda non è più “Geova mi condanna?”, ma diventa una domanda più matura e più tua:
- Sto facendo bene a me stesso?La pratica mi domina o è sotto controllo? Sto vivendo bene il mio corpo, o lo sto usando in modo compulsivo che mi fa stare peggio?
- C’è pornografia di mezzo? Sto usando immagini di altre persone come oggetto, o sto vivendo il mio corpo nel suo solo?
- C’è una fantasia orientata su qualcuno che non è mio? (Matteo 5:28). Sto coltivando interiormente il desiderio della moglie di un altro, della persona che non è disponibile? Quello sì, è un terreno biblico su cui fermarsi a riflettere.
- Se sono sposato, sto rubando intimità al mio coniuge? Paolo in 1 Corinti 7:3-5 parla del “dovuto” dei coniugi e di non privarsi a vicenda. La masturbazione che sostituisce l’intimità coniugale è un altro argomento ancora, da affrontare insieme dentro il matrimonio.
Questi sono i terreni reali su cui la Scrittura ha qualcosa da dire. Su tutto il resto — il gesto in sé, isolato, non compulsivo, senza pornografia, senza fantasia orientata — il testo tace. E lo spazio del silenzio biblico, come abbiamo visto in altri articoli, non è spazio in cui aggiungere “regole prudenziali” come se fossero la voce di Dio. È spazio della coscienza.
Se vuoi approfondire il tema della salvezza per immeritata bontà e non per osservanza perfetta di regole, o di cosa significa davvero “peccato” nella Bibbia, quei due articoli sono il complemento naturale a quello che stai leggendo.
Una riflessione fraterna
Lasciaci chiudere come fratelli.
Se sei un giovane TdG, uno studente biblico, una sorella che si è portata addosso per anni la convinzione di essere “sporca davanti a Geova” per un gesto che la Bibbia non nomina mai, prenditi un attimo. Respira. Verifica tu stesso quello che ti abbiamo mostrato:
- La Bibbia non parla mai esplicitamente di masturbazione. Verifica.
- Onan praticava il coitus interruptus per sottrarre l’eredità al fratello morto: non è un testo sulla masturbazione. Verifica.
- Pascete il gregge di Dio definisce la porneia come atto che richiede un’altra persona — auto-escludendo la masturbazione dalla categoria. Verifica.
- Non è mai motivo di comitato giudiziario. Verifica.
- Il termine “onanismo” come sinonimo di masturbazione è un’invenzione moralista del XVIII secolo, non un dato biblico. Verifica.
Tutto questo non è per dirti “fai quello che vuoi”. È per restituirti il diritto e il dovere di pensare con la tua testa davanti a Dio, senza che il senso di colpa imposto da generazioni di interpretazioni umane ti tolga la gioia di essere figlio o figlia di un Padre che ti conosce.
“Per questa libertà Cristo ci ha liberati. Quindi state saldi, e non lasciatevi mettere di nuovo sotto il giogo della schiavitù.”
Il Geova della Bibbia — quello che si “ricorda che siamo polvere”(Salmo 103:14 TNM), che salva per immeritata bontà, che guarda il cuore e non l’aspetto esteriore — non è il Dio sospettoso e contabile che molti di noi hanno conosciuto su questo tema. È un Padre. E un Padre, di solito, sa che i corpi dei suoi figli sono fatti come sono fatti.
“Continuate ad accertarvi di ogni cosa. Tenete stretto ciò che è eccellente.”
Anche su questo. Soprattutto su questo. Non credere a noi sulla parola, e non credere ai pulpiti sulla parola. Vai al testo. Leggi le pubblicazioni. Confronta. Prega. Decidi davanti a Dio, non davanti a qualcun altro.
Se questo articolo ti sta liberando da un peso che porti da anni, ti consigliamo di leggere anche cosa significa davvero il bersaglio biblico della sessualità, come funzionano davvero i comitati giudiziari, e — se vuoi un cammino più lento per fermare l’urgenza del battesimo — il Kit dello Studente.
— Un Membro degli Amanti della Verità
Fonti
- Genesi 38:8-10 (TNM) — il caso di Onan, coitus interruptus e dovere del levirato
- Deuteronomio 25:5-10 (TNM) — la legge del levirato e la cerimonia del sandalo sfilato
- Matteo 5:28 (TNM) — la fantasia orientata verso una persona specifica
- 1 Corinti 6:9-10, 12, 18 (TNM) — porneia, libertà e dominio di sé
- 1 Corinti 7:3-5, 9 (TNM) — matrimonio, “ardere di passione” e dovuto coniugale
- Romani 14:23 (TNM) — coscienza e fede
- Salmo 103:14 (TNM) — “si ricorda che siamo polvere”
- Galati 5:1 (TNM) — la libertà di Cristo
- 1 Tessalonicesi 5:21 (TNM) — verifica personale
- Pascete il gregge di Dio(2019), cap. 12, par. 3 — definizione di porneia: “all’atto immorale deve aver partecipato un’altra persona”
- Svegliatevi!22 marzo 1973 — “Liberatevi del vizio della masturbazione: Perché? Come?”
- La Torre di Guardia15 settembre 1987 — “La masturbazione è una cosa grave?”
- Samuel Tissot, L’onanisme(1760) — origine moderna del termine “onanismo” come sinonimo di masturbazione
- Letteratura clinica contemporanea sulla repressione sessuale nei sistemi religiosi ad alto controllo
