1Una storia di interpretazioni
1. Cari fratelli e lettori curiosi: tra il 1879 e il 2013, l’identità di questo “servo” è stata rivista almeno tre volte dall’Organizzazione stessa. Charles T. Russell, fondatore, era considerato lui stesso “lo schiavo”: lo si legge nero su bianco negli Studies in the Scriptures del 1917.
2. Dopo la sua morte, la dottrina viene riformulata: lo schiavo è la “classe degli unti”, i 144.000 sulla terra dal Pentecoste in poi. Nel 2013 — La Torre di Guardiadel 15 luglio, “Chi è realmente lo schiavo fedele e saggio?” — terza revisione: lo schiavo è specificamente il Corpo Direttivo a partire dal 1919. Tre identità diverse. Stesso verso. Stessa Scrittura.
2Il problema, in punta di piedi
3. Se Matteo 24:45 fosse una profezia chiara sull’identità di un servo specifico, non potrebbe ricevere tre interpretazioni opposte nella stessa Organizzazione. Una di queste è vera; le altre due — per definizione logica — non lo sono.
4. Sappiamo che a questo punto qualcuno tirerà fuori l’appello all’autorità: “lo Schiavo Fedele insegna X, quindi X è vero”. Lo diciamo apertamente: noi useremo un’autorità simmetrica, e la dichiariamo come tale. Lo Schiavo del 1920 insegnava X′. Quello del 1960 insegnava X″. Quello del 2013 insegna X′′′. Quale dei tre aveva lo spirito santo dalla parte giusta? Se due interpretazioni guidate possono essere abbandonate, su che base la terza è più affidabile delle precedenti?
5. Non è retorica. È la domanda che chiunque, con onestà, si trova davanti.
3Una via cristiana
6. La via cristiana non è eleggere uno schiavo “vero” tra quelli proposti. È leggere Matteo 24 nel suo contesto: una parabola, non un quiz sull’identità di un’organizzazione del XX secolo.
7. Il “servo” del verso è chiunque, in qualunque epoca, custodisce la casa del Signore facendo del bene. Non è un’élite. Non è un canale unico. È una vocazione aperta a tutti i discepoli — esattamente come ogni altro insegnamento di Gesù sulla fedeltà. Se hai dato da mangiare al fratello a tempo opportuno, oggi, tu sei quel servo. Il Padre non riserva la fedeltà a una classe: la chiede a ognuno di noi.
4Il parallelo del I secolo, e una frase che non torna
8. Una delle cose che ci hanno raccontato più spesso, dentro le sale, è questa: il Corpo Direttivo di oggi è l’equivalente del “corpo direttivo” del primo secolo, quello degli apostoli a Gerusalemme. Atti 15 viene citato come prova: una riunione, una decisione, una circolare. Ed effettivamente, all’orecchio, sembra calzare.
9. Andiamo a vedere cosa dice davvero il testo. Paolo, in Galati, racconta di essere salito a Gerusalemme proprio per portare la questione davanti a chi era considerato eminente — non per rivendicare un’autorità propria, ma per evitare che la buona notizia si spezzasse in due strade.
10. A Gerusalemme, racconta Atti 15, “gli apostoli e gli anziani si riunirono per esaminare la questione” (v. 6). C’è discussione, c’è dibattito reale, ci sono testimonianze (vv. 7-12). Poi arriva la frase che cambia tutto il peso della scena.
11. Fermati su quella frase. “Lo spirito santo e noi”. Non “abbiamo riflettuto”, non “abbiamo studiato”: lo Spirito Santo li guidava direttamente, e loro lo sapevano abbastanza da metterlo per iscritto. È esplicito nel testo. È la fonte dell’autorità di quella circolare apostolica.
12. Ora arriva la frase che non torna. Nel video ufficiale jw.org “In che modo la luce risplende sempre più?”, al minuto 6:00 in poi, Jeffrey Winder— membro del Corpo Direttivo — dichiara apertamente, parlando proprio dello “schiavo fedele e saggio”, che non è ispirato e può commettere errori.
13. Qui scatta il problema. Le due affermazioni non possono stare insieme:
- “Siamo l’equivalente moderno del corpo direttivo del I secolo”— l’autorità deriva dal parallelo con gli apostoli.
- “Non siamo ispirati e possiamo sbagliare” — una cautela legittima, anche doverosa, ma che cambia tutto.
14. Se vale 1, allora dovrebbe valere anche Atti 15:28 — “Lo spirito santo e noi”. Lo Spirito guidava direttamente quegli uomini. Se invece il Corpo Direttivo di oggi nonè ispirato come quelli, allora il parallelo non regge davvero — e l’autorità che si appoggia al parallelo cade insieme a esso. Non è un’accusa: è semplicemente quello che dice la struttura logica delle due frasi messe vicine.
15. La domanda che resta è da figli, non da nemici. Non stiamo dicendo che siano disonesti. Stiamo dicendo che la struttura logica non regge: o sono come gli apostoli, e allora si dichiarino ispirati come loro; onon lo sono, e allora le decisioni vincolanti che impongono — sangue, allontanamento totale, comitati giudiziari — devono perdere quel peso di “voce di Geova” che hanno avuto per decenni nelle nostre case. Non possono avere entrambe le cose. Nessuno può.
