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NOVITÀ |Tatuaggi: un Testimone di Geova può farsene uno? Cosa dice davvero la Bibbia — e cosa tace il manuale degli anziani

Dottrine

Suicidio: cosa dice davvero la Bibbia?

I sette suicidi nelle Scritture, il silenzio della Bibbia sul destino spirituale, e perché Geova si ricorda che siamo polvere.

1 Samuele 31 · Giudici 16 · Ebrei 11 · Salmo 103:14 · ~12 minuti di lettura

Cari fratelli e lettori curiosi,

scriviamo questo articolo con il cuore in mano, perché il tema è di quelli in cui ogni parola pesa. Se stai leggendo perché in questo momento sei in crisi e stai pensando di farti del male, fermati qui. Chiudi questa pagina. Chiama uno dei numeri qui sopra. Il resto può aspettare. Tu adesso no.

Se invece stai leggendo perché hai perso qualcuno e quel qualcuno se n’è andato così, o perché qualcuno che ami sta soffrendo, o perché tu stesso hai avuto pensieri scuri in passato e vuoi capire come la Bibbia parla di questa cosa: resta. Vogliamo guardare le Scritture insieme, con onestà, senza colpi bassi e senza giudizio.

Per anni a molti di noi è stato detto, tra le righe o a voce alta, che chi si toglie la vita compie un peccato così grave da non poter più essere perdonato. Quando si va a cercare nella Bibbia, si scopre che le cose stanno in modo diverso da come ce le hanno raccontate. Verifica tu stesso quello che scriviamo— questo articolo non vuole essere l’ennesima voce che ti dice cosa pensare, ma uno specchio onesto su cosa il testo dice davvero.

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I sette suicidi nelle Scritture

La Bibbia non è un libro che evita il dolore umano. Racconta morti volontarie, e le racconta senza ammorbidirle. Le elenchiamo tutte. Verifica ciascun passo nella tua TNM.

ChiComePasso TNM
Saul, re d’IsraeleSi getta sulla propria spada1 Samuele 31:4
Scudiero di SaulSi getta sulla propria spada accanto al re1 Samuele 31:5
Achitofel, consigliere di DavideSi impicca dopo aver messo ordine in casa2 Samuele 17:23
Zimri, re d’IsraeleSi dà fuoco nel palazzo1 Re 16:18
AbimelecChiede al suo scudiero di ucciderlo per non morire per mano di una donnaGiudici 9:54
SansoneFa crollare le colonne del tempio su di sé e sui filisteiGiudici 16:28-30
Giuda IscariotaSi impicca dopo aver tradito GesùMatteo 27:5

Sette uomini. Sette morti volontarie. Re, condottieri, traditori, uomini di Dio caduti, eroi controversi. La Bibbia non li nasconde sotto il tappeto.

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Il dato che nessuno racconta: il silenzio sul destino spirituale

Adesso fermiamoci e prendiamoci un momento. Hai appena letto l’elenco. Prova a chiederti: quanti di questi sette la Bibbia dichiara esplicitamente “dannati”, “perduti” o “esclusi dalla risurrezione” a causa del modo in cui sono morti?

La risposta è cruda nella sua semplicità: nessuno. Zero. La Bibbia tace. Non dice “Saul è in gehenna per essersi gettato sulla spada”. Non dice “Achitofel non risorgerà mai”. Non dice “Zimri è cancellato dal libro della vita perché si è dato fuoco”.

Su Giuda c’è una condanna, ma il testo la lega al tradimento di Gesù, non al gesto del suicidio (Matteo 26:24). Anzi: Gesù lo aveva chiamato “figlio della distruzione” prima ancora dell’impiccagione (Giovanni 17:12). Su Saul, la Scrittura attribuisce la sua rovina alla disubbidienza che lo aveva accompagnato per anni (1 Cronache 10:13-14), non agli ultimi secondi della sua vita.

Sulla questione “dannazione eterna” va aggiunta una cosa decisiva. I Testimoni di Geova non insegnano l’inferno di fuoco: la morte è uno stato di incoscienza (Ecclesiaste 9:5, 10 TNM), non un tormento eterno. Per cui, anche dentro la teologia che ci hanno trasmesso, la frase “chi si suicida finisce all’inferno” semplicemente non sta in piedi. L’inferno di fiamme non c’è. E neanche l’esclusione automatica della speranza della risurrezione. Verifica tu stesso: prendi Ecclesiaste 9:5 e leggi cosa dice la TNM.

“I vivi sanno che moriranno, ma i morti non sanno nulla…”

— Ecclesiaste 9:5 (TNM)

Eppure, per generazioni, il senso di colpa attorno al suicidio è stato propagato come se la Bibbia avesse parlato chiaro. Non l’ha fatto.Quando il testo ha qualcosa da condannare, sa farlo: pensa alle parole con cui Davide viene smascherato per Betsabea (2 Samuele 11:27 TNM), alle parole su Caino, su Acab, su Erode. Quando vuole, condanna. Sui sette suicidi, sceglie il silenzio sul destino spirituale. Quel silenzio non è una dimenticanza: è spazio.

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Sansone in Ebrei 11: l’eroe della fede che morì per scelta

C’è un dettaglio che è un terremoto, una volta che lo si vede. Apri Ebrei 11 nella tua TNM. Quel capitolo si chiama, nella tradizione cristiana, “il capitolo degli eroi della fede”. Paolo elenca Abele, Enoc, Noè, Abramo, Sara, Isacco, Giacobbe, Mosè, Raab… e poi:

“E che dirò di più? Mi mancherebbe il tempo se mi mettessi a parlare di Gedéon, di Barac, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti.”

— Ebrei 11:32 (TNM)

Sansone è lì.Nell’elenco degli eroi della fede. Lo stesso Sansone che in Giudici 16:28-30 prega Geova di dargli la forza un’ultima volta, spinge le colonne del tempio di Dagon, e muore deliberatamente insieme ai filistei: “Che io muoia con i filistei!”Quel gesto, secondo qualsiasi definizione ragionevole, è una morte volontaria. Un atto suicida deliberato.

Eppure Paolo, ispirato, lo mette tra gli eroi della fede. Non mette un asterisco. Non dice “Sansone, ma con le dovute cautele”. Lo elenca insieme a Mosè e a Davide.

Cosa ci dice questo? Non che “il suicidio sia un atto di fede”. Non è questo il punto. Ci dice che un’intera vita di una persona, davanti a Dio, non si riduce ai suoi ultimi secondi. Dio guarda l’arco completo. Guarda il cuore. Guarda la fede. Guarda — lo dice il Salmo — che siamo polvere.

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Elia chiede di morire — Geova manda pane e sonno

Forse il passaggio più tenero di tutta la Bibbia su questo tema si trova in 1 Re 19. Elia è appena uscito dal trionfo del Carmelo — il momento più alto del suo ministero. Eppure crolla. Fugge nel deserto. Si siede sotto una ginestra. E prega:

“Basta! Ora, o Geova, togli la mia anima, perché non sono migliore dei miei antenati.”

— 1 Re 19:4 (TNM)

Elia chiede a Geova di farlo morire.Un profeta. Uno degli uomini più usati da Dio nell’Antico Testamento. Dentro di lui c’è quello che oggi un terapeuta riconoscerebbe immediatamente: esaurimento, depressione, ideazione passiva di morte.

E come risponde Geova? Vale la pena leggerlo lentamente. Non lo rimprovera. Non gli dice “come osi pensare così, sei un profeta”. Non lo umilia davanti agli altri profeti. Non lo squalifica dal servizio. Manda un angelo. L’angelo cucina del pane caldo, gli porta dell’acqua, lo lascia dormire, lo sveglia, lo fa mangiare ancora, lo lascia dormire di nuovo. Solo dopo — dopo il cibo, l’acqua, il sonno — comincia un dialogo.

Il Dio della Bibbia, davanti a un servitore che dice “voglio morire”, manda cibo e riposo. Non un sermone. Non un comitato. Non un richiamo. Riconoscere che il corpo è esausto, che il sonno manca, che la persona ha bisogno di essere nutrita prima ancora che può essere ascoltata: questo è il Dio che le Scritture raccontano.

Lo stesso schema lo trovi in Geremia 20:14-18, dove il profeta maledice il giorno della sua nascita. Lo trovi in Giobbe 3, dove Giobbe fa la stessa cosa. Lo trovi in Giona 4:3, dove Giona chiede a Geova di morire. Nessuno di loro viene condannato per il pensiero. Vengono accolti, ascoltati, e accompagnati avanti.

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Anche Gesù conobbe la “tristezza fino alla morte”

C’è un passaggio del Getsemani che andrebbe letto ad alta voce ogni volta che qualcuno si vergogna dei propri pensieri scuri. Gesù, la notte prima di morire, dice ai tre discepoli più vicini:

“La mia anima è profondamente rattristata, fino alla morte. Restate qui e vegliate con me.”

— Matteo 26:38 (TNM)

“Triste fino alla morte”. Il Figlio di Dio descrive uno stato emotivo in cui la tristezza ha la stessa intensità della morte stessa. Suda gocce di sangue (Luca 22:44 TNM). Chiede — tre volte — che il calice gli sia allontanato.

Se hai mai vissuto un momento in cui dentro di te il dolore era così grande che ti sembrava di non poter respirare: quel momento Gesù lo conosce. Lo ha attraversato. Non per modo di dire, non come metafora teologica. Lo ha vissuto, nel corpo, con sudore e tremore e una preghiera spezzata.

La depressione non è un peccato. La disperazione non è un peccato. L’esaurimento non è un peccato. Sono condizioni umaneche la Scrittura riconosce, racconta e attribuisce ai suoi personaggi più santi — Mosè che chiede di morire (Numeri 11:15), Elia, Giobbe, Geremia, Giona, e infine il Signore stesso. Se hanno toccato queste tenebre loro, le tenebre che tocchi tu non ti rendono lontano da Dio.

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Nulla può separare dall’amore di Dio

C’è un passo che ogni persona che ha mai pianto per qualcuno andato via in modo violento dovrebbe avere sottolineato a fuoco nella propria Bibbia. Paolo scrive ai cristiani di Roma:

“Sono infatti convinto che né morte né vita, né angeli né governi, né cose presenti né cose future, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creazione potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù nostro Signore.”

— Romani 8:38-39 (TNM)

Né morte né vita.Nessuna forma di morte. Paolo non aggiunge eccezioni. Non dice “tranne quella di chi se la è data da sé”. Dice morte. Tutta. La salvezza, lo abbiamo ricordato altrove, non è un premio per opere perfettamente eseguite: è immeritata bontà che si ricava dalla fede in Cristo (Efesini 2:8-9 TNM). E quella fede, in chi ha amato Geova fino a un giorno prima di crollare, non si cancella nel secondo in cui il corpo è vinto dal dolore.

Lo diciamo con prudenza, perché sulle cose ultime non abbiamo certezza assoluta — nessun essere umano ce l’ha. Ma quello che la Scrittura dice si può riassumere così: Dio guarda la vita intera, conosce la fragilità del corpo umano, ricorda che siamo polvere, ela sua misericordia non è limitata dal modo in cui si muore. Verifica tu stesso: leggi Romani 8 dalla prima all’ultima riga. Non c’è asterisco.

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Cosa ha detto l’Organizzazione

Per essere onesti fino in fondo, va riconosciuto che l’Organizzazione, nei suoi articoli su La Torre di Guardia e Svegliatevi!, non ha mai detto esplicitamente che chi si suicida è perduto eternamente. La posizione storica è stata più cauta. Si è classificato il suicidio come gesto grave; si è ricordato che il 90% di chi muore così ha qualche disturbo mentale, emotivo o una dipendenza; si è riconosciuto che il funerale può essere tenuto e che le circostanze contano (cfr. Svegliatevi! sul tema, e articoli di Domande dai lettori pubblicati negli anni su wol.jw.org/it).

Questa cautela ufficiale è un bene. Il problema, lo sappiamo, sta in quello che è arrivato a chi stava in panchina: discorsi sussurrati di anziani, commenti di sorelle che “chissà se Geova lo risusciterà”, sguardi pesanti al funerale di un fratello giovane. Quel sussurro non è la posizione scritta dell’Organizzazione — ma per chi resta è un macigno reale. Non vogliamo attaccare le persone che hanno detto frasi sbagliate in buona fede: vogliamo solo dire che quella cultura del sussurro va smontata con la Scrittura aperta. E la Scrittura, come abbiamo visto, tace dove gli uomini hanno parlato troppo.

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Comunità ad alto controllo e fattori di rischio

Diversi studi accademici degli ultimi anni hanno cominciato a documentare gli effetti psicologici dell’uscita da comunità religiose ad alto controllo. Una ricerca pubblicata sul Journal of Religion and Health nel 2020 (Grieving the Living: The Social Death of Former Jehovah’s Witnesses, Testoni et al.) ha analizzato l’esperienza di chi viene disassociato o si dissocia, e documenta livelli significativi di sofferenza, perdita identitaria, isolamento e — in una parte rilevante dei casi — ideazione suicidaria. Uno studio successivo su 554 ex-membri ha confermato il legame tra ostracismo e diminuzione del benessere psicologico.

I fattori di rischio sono noti e documentati: la perdita improvvisa dell’intera rete di relazioni, la rottura dei legami familiari per via della pratica dello shunning, il senso di colpa coltivato per anni, la stigmatizzazione della salute mentale come “mancanza di spiritualità”, l’esperienza dei comitati giudiziari vissuta come processo. Sono dinamiche reali, riconosciute dalla ricerca, che colpiscono persone reali.

Non stiamo dando una sentenza statistica sui Testimoni di Geova come categoria — sarebbe disonesto. Stiamo dicendo che l’isolamento è un fattore di rischio documentato, e che chi vive dentro o ai margini di una comunità in cui può perdere tutte le relazioni in un colpo solo si trova esposto in modo particolare. Per questo, se ti riconosci in questa descrizione, ti chiediamo di prenderti sul serio. Verifica tu stesso nelle fonti che linkiamo in fondo, e soprattutto: se stai male, cerca aiuto professionale subito. La salute mentale è un dono di Geova come la salute del corpo, e va curata. Ne parliamo anche in salute mentale e fede.

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A chi sta soffrendo adesso

Se sei arrivato fin qui e dentro di te c’è ancora quel rumore di fondo — quel pensiero che “sarebbe più semplice non esserci”, quel senso di essere un peso, quella stanchezza che non passa — vogliamo parlarti come fratelli, non come predicatori.

Geova ti vede.Non “ti vedrebbe se fossi più spirituale”. Ti vede adesso. Così come sei, nella stanza in cui sei, con i pensieri che hai.

“Geova è vicino a quelli che hanno il cuore spezzato; salva quelli che hanno lo spirito affranto.” (Salmo 34:18 TNM)

“Si ricorda che siamo polvere.” (Salmo 103:14 TNM)

La depressione mente.Quando ti dice che sei un peso, mente. Quando ti dice che la gente starebbe meglio senza di te, mente. Quando ti dice che non c’è speranza, che le cose non cambieranno mai, che il dolore non finirà, mente. Sono distorsioni cognitive— il modo in cui la malattia parla. Non sono verità su di te. Sono sintomi.

Non sei solo.Anche se in questo momento ti sembra che tutto il mondo sia su un altro pianeta, non lo sei. Dall’altro lato della cornetta del Telefono Amico (02 2327 2327) c’è una persona vera, addestrata, volontaria, che aspetta proprio te. Non è un robot. Non è un anziano della congregazione che ti deve giudicare. È un essere umano. Chiama.

Cercare aiuto non è debolezza.È l’esatto opposto. Elia accettò il pane dell’angelo. Mosè accettò il consiglio di Ietro. Davide si rifugiò da Geova nei salmi. Le persone spiritualmente più mature della Bibbia sono quelle che sanno chiedere aiuto. Chiamare un numero di emergenza, prendere un appuntamento da uno psicologo, andare al pronto soccorso se i pensieri sono acuti: tutte queste cose sono coerenti con la fede, non in contrasto con essa. Se ti serve un punto di partenza più lento, c’è anche il Kit dello Studente: non sostituisce nessun aiuto professionale, ma può farti respirare.

Aspetta ventiquattro ore.Se in questo momento il pensiero è concreto e acuto, fai una cosa sola: chiama il 112 o uno dei numeri qui sotto, e prometti a te stesso di aspettare ventiquattro ore prima di qualunque altra decisione. Le tempeste mentali peggiori cambiano, anche di poco, in ventiquattro ore. A volte basta quello per riprendere fiato. Fai questa cosa per la persona che ti vuole bene di più al mondo. Anche se in questo momento non vedi chi sia, esiste.

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Una riflessione fraterna

Lasciaci chiudere come fratelli.

Forse hai perso qualcuno, anni fa, e nessuno te lo ha detto chiaramente: non era escluso dalla risurrezione. La Bibbia non lo dice. Sansone è in Ebrei 11. Saul ricevette una sepoltura dignitosa dagli uomini di Iabes-Galaad. Achitofel viene seppellito nel sepolcro di suo padre. La memoria di Geova è più lunga e più tenera di quella degli uomini, e nessun cuore spezzato gli sfugge.

Forse sei tu, in questo momento, a sentire quel peso. Allora permettici di dirti tre cose, le tre cose che vorremmo sentirci dire a fianco se fossimo al posto tuo.

La prima: non sei un peccato che cammina. Sei polvere amata, una creatura che Dio ha modellato e di cui si ricorda. Il tuo dolore è reale, ed è reale anche la cura che Geova ha per te. Non la cura ipotetica del “se fossi più bravo”: la cura presente, oggi, nella stanza in cui sei.

La seconda: chiedere aiuto è un atto di fede, non un suo tradimento. Elia mangiò il pane dell’angelo prima di poter ricominciare a profetizzare. Tu hai il diritto al tuo pane caldo — che oggi si chiama anche terapia, farmaci se servono, una telefonata a un volontario, una persona che ti tenga la mano fino a domani mattina.

La terza: non oggi. Qualunque cosa la tua testa ti stia dicendo adesso, qualunque scena dolorosa stia girando in loop, lascia che il pensiero passi. Non agire su di esso oggi. Chiama il 112. Chiama il 02 2327 2327. Vai al pronto soccorso più vicino. Sveglia qualcuno. Bussa alla porta del vicino se sei solo. Geova ha più risurrezioni nel futuro che giorni nel tuo passato — ma la cosa più preziosa, ora, è che ci sia un tu domani mattina.

“Continuate ad accertarvi di ogni cosa. Tenete stretto ciò che è eccellente.”

— 1 Tessalonicesi 5:21 (TNM)

Anche su questo. Verifica con la tua Bibbia ogni cosa che hai letto. E se questo articolo ti ha aiutato a respirare, fa respirare qualcun altro: condividilo con quella persona a cui stai pensando proprio adesso. Non sai mai quale parola arriverà al cuore al momento giusto.

— Un Membro degli Amanti della Verità

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Fonti

  • I sette suicidi nella Bibbia (TNM): 1 Samuele 31:4-5 (Saul e scudiero); 2 Samuele 17:23 (Achitofel); 1 Re 16:18 (Zimri); Giudici 9:54 (Abimelec); Giudici 16:28-30 (Sansone); Matteo 27:5 (Giuda)
  • Ebrei 11:32 (TNM) — Sansone tra gli eroi della fede
  • 1 Re 19:4-8 (TNM) — Elia chiede di morire, Geova manda pane e riposo
  • Numeri 11:15; Giobbe 3; Geremia 20:14-18; Giona 4:3 (TNM) — servitori di Dio che chiedono di morire
  • Matteo 26:38; Luca 22:44 (TNM) — Gesù al Getsemani
  • Romani 8:38-39 (TNM) — né morte né vita
  • Efesini 2:8-9 (TNM) — salvezza per immeritata bontà
  • Ecclesiaste 9:5, 10 (TNM) — stato dei morti
  • 1 Cronache 10:13-14 (TNM) — perché Saul morì
  • Salmo 34:18; 103:14 (TNM) — Geova vicino, ricorda la polvere
  • 1 Tessalonicesi 5:21 (TNM) — verifica personale
  • Telefono Amico Italia — telefonoamico.it
  • Samaritans Onlus — samaritansonlus.org
  • Telefono Verde Salute Mentale (Istituto Superiore di Sanità) — 800 833 833
  • Telefono Azzurro — 19696 (bambini e adolescenti)
  • 112 — emergenza sanitaria, 24h
  • Testoni I., Marrella F., Biancalani G., Cottone P. et al. — Grieving the Living: The Social Death of Former Jehovah’s Witnesses, Journal of Religion and Health, 2020 — pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  • Ricerca su 554 ex-Testimoni di Geova, ostracismo e benessere psicologico — Springer, Pastoral Psychology
  • Svegliatevi! e La Torre di Guardia— articoli storici sul tema del suicidio (wol.jw.org/it)