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NOVITÀ |Tatuaggi: un Testimone di Geova può farsene uno? Cosa dice davvero la Bibbia — e cosa tace il manuale degli anziani

Dottrine

Funerali, donazione organi, fine vita

Scelte di coscienza che nessuno vuole affrontare

Tempo di lettura: ~13 minuti

“Nessuno di noi infatti vive per sé stesso, né muore per sé stesso [...] Quindi sia che viviamo, sia che moriamo, apparteniamo a Geova.”

— Romani 14:7-8, TNM
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I temi che nessuno vuole affrontare

Cari fratelli e lettori curiosi,

1.Ci sono argomenti di cui non si parla quasi mai in Sala del Regno. Non perché siano vietati, ma perché fanno male. La donazione degli organi. Il testamento biologico. I funerali. La cremazione. L’eutanasia. Il momento in cui la vita finisce, o il momento in cui qualcuno decide come dovrà finire.

2.Eppure sono temi che, prima o poi, ci toccano tutti. Un genitore anziano. Una sorella malata. Un fratello con una diagnosi terminale. Un incidente. E in quei momenti scopriamo che le risposte semplici non bastano — e che spesso, dentro l’Organizzazione, abbiamo imparato a non farci domande.

3.In questa riflessione vorremmo affrontarli insieme, con delicatezza. Non per dire cosa è giusto e cosa è sbagliato — queste sono scelte di coscienza, e ogni coscienza risponde a Geova. Vorremmo solo offrire alcune informazioni che spesso ci mancano: cosa è cambiato negli anni nelle pubblicazioni, cosa dice la legge italiana, e cosa dice davvero la Bibbia su appartenere a Geova vivi o morti.

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Donazione organi: il cambio di posizione

4.Forse non tutti i fratelli più giovani ricordano che, fino al 1980, accettare un trapianto d’organo era considerato un atto talmente grave da poter portare alla disassociazione. Non è un’esagerazione.

5. La Torre di Guardia del 15 novembre 1967(pagine 702-704 dell’edizione inglese) scriveva, parlando dei trapianti, che chi li accetta “sta vivendo della carne di un altro essere umano. Questo è cannibalismo.” Veniva citato come un atto contrario alla legge di Dio.

“Coloro che si sottopongono a operazioni di trapianto di organi vivono così della carne di un altro essere umano. Questo è cannibalistico.”

Watchtower, 15 novembre 1967, p. 702-704

6. Per tredici anni, fratelli e sorelle malati hanno rifiutato trapianti renali, cornee, midollo. Alcuni sono morti. Altri sono rimasti ciechi. Tutti pensavano di obbedire a Geova.

7. Poi, il 15 marzo 1980, la Torre di Guardia ha pubblicato una semplice nota:

“Mentre la Bibbia proibisce specificamente di consumare il sangue, non c’è alcun comando biblico che proibisca specificamente di assumere altro tessuto umano. Per questa ragione, ogni individuo che si trovi a dover prendere una decisione su questa questione dovrebbe ponderare con attenzione e con preghiera e poi decidere coscienziosamente.”

Watchtower, 15 marzo 1980

8.Da “cannibalismo” a “scelta di coscienza personale.” Senza una scusa pubblica. Senza un riconoscimento per chi era morto nei tredici anni precedenti. Senza una reintegrazione automatica per chi era stato disassociato per aver accettato un trapianto.

9.Non è la prima volta che vediamo questo schema. L’abbiamo già analizzato a proposito del sangue in Sangue: 26 anni di una dottrina cambiata e in modo più ampio nella riflessione sulla “nuova luce”. Una posizione presentata come legge di Dio, poi cambiata, poi presentata come se fosse sempre stata così.

10.Oggi la donazione degli organi è una scelta personale di coscienza. Può salvare vite. Può essere espressione concreta dell’amore per il prossimo. E ciascuno è libero davanti a Geova di decidere cosa è giusto per sé.

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Le DAT — Disposizioni Anticipate di Trattamento

11. In Italia esiste, dal 22 dicembre 2017, una legge che si chiama Legge 219/2017— comunemente conosciuta come la legge sul “biotestamento.” Forse non tutti ne hanno sentito parlare in modo chiaro.

12.Questa legge riconosce a ogni persona maggiorenne e capace di intendere e volere il diritto di esprimere in anticipo le proprie volontà sulle cure mediche — nel caso in cui, in futuro, non sia più in grado di farlo. Si chiamano Disposizioni Anticipate di Trattamento, in breve DAT.

13.Con le DAT possiamo decidere, ora, cosa accada domani: se accettare o rifiutare una terapia, se accettare o rifiutare l’accanimento terapeutico, se essere o non essere sottoposti a determinati trattamenti. Possiamo anche nominare un fiduciario— una persona di fiducia che parlerà per noi quando non potremo più farlo.

14. La legge prevede che le DAT possano essere depositate:

  • presso il proprio Comune di residenza (ufficio dello stato civile);
  • davanti a un notaio (atto pubblico o scrittura privata autenticata);
  • presso le strutture sanitarie regionali abilitate;
  • presso i consolati italiani all’estero.

15.Dal 1° febbraio 2020 esiste anche una Banca Dati Nazionale DAT presso il Ministero della Salute, che raccoglie le disposizioni e le rende consultabili dai medici quando serve.

16.Il principio fondamentale della legge è il diritto di autodeterminazione: nessuno può essere sottoposto a un trattamento sanitario contro la propria volontà. Il medico, dice l’articolo 1, è “tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario.”

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E se le DAT che abbiamo firmato non ci rappresentano più?

17. Molti di noi, negli anni, hanno firmato la cosiddetta scheda DAT dei Testimoni— quel documento (spesso conservato nel portafoglio o nella borsa) che dichiara il rifiuto di ogni trasfusione di sangue, in qualsiasi circostanza.

18.Forse l’abbiamo firmata quando avevamo vent’anni. Forse l’abbiamo firmata perché ce l’hanno passata gli anziani prima di un’assemblea. Forse l’abbiamo firmata senza leggerla davvero. E oggi, magari dopo l’aggiornamento di marzo 2026 sulla dottrina del sangue, ci accorgiamo che non rappresenta più quello che, in coscienza, vorremmo.

19. Quella scheda si può revocare. La legge italiana lo prevede esplicitamente: ogni disposizione anticipata può essere modificata o revocata in qualsiasi momento, con le stesse formalità con cui è stata redatta — o, in casi di emergenza, anche con una semplice dichiarazione videoregistrata davanti a due testimoni.

20. Abbiamo dedicato un articolo specifico a questo tema, con istruzioni pratiche passo per passo. Se ti riguarda, leggi Come revocare la scheda DAT dei Testimoni di Geova. Non c’è nulla di sbagliato nel rivedere una scelta fatta anni fa, alla luce di nuove informazioni. Anzi: la Bibbia stessa ci invita a verificare ogni cosa (1 Tessalonicesi 5:21).

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Funerali: la sobrietà e una ferita silenziosa

21.I funerali dei Testimoni sono semplici. Sobri. Senza fiori in eccesso, senza simboli, senza musica solenne. Si svolgono di solito in una Sala del Regno o in una camera ardente, e il discorso è centrato sulla speranza della risurrezione e su ciò che la Bibbia insegna sulla morte. C’è qualcosa di bello in questa sobrietà: il defunto non viene esaltato, il dolore non viene mascherato da rituali, l’attenzione resta su Geova e sulla sua promessa.

22.Ma c’è anche qualcosa di cui raramente si parla. Qualcosa che molti di noi hanno visto, e che molti di noi hanno subito. Lo diciamo con dolore, non con accusa.

23.Il funerale di un genitore, di un fratello, di un figlio, dovrebbe essere il momento in cui una famiglia si stringe. Dovrebbe essere il momento in cui le divisioni si fanno piccole davanti alla grandezza della perdita. Invece, per molti di noi, è stato il momento in cui la divisione si è fatta più pesante che mai.

Una scena familiare. Un fratello dissociato torna per il funerale di sua madre, fedele Testimone. Entra in Sala. Nessuno lo guarda. Nessuno gli stringe la mano. I suoi zii, i suoi cugini, i fratelli con cui ha pregato per anni, distolgono lo sguardo. Si siede in fondo, da solo. Il discorso parla di risurrezione. Lui piange. Alla fine, esce per primo. Nessuno lo segue.

24.O lo scenario opposto: il funerale di un fratello dissociato. La famiglia attiva spesso non partecipa. “Non si fa.” “Non si può.” E così un figlio, una sorella, un nipote viene sepolto senza buona parte delle persone che lo hanno amato per la maggior parte della sua vita.

25.Abbiamo già affrontato in modo approfondito il tema dell’ostracismo nella riflessione dedicata allo shunning. Qui ci limitiamo a dire questo: la morte di un nostro caro è uno di quei momenti in cui dovremmo poter scegliere, in coscienza, di essere semplicemente umani. Stringere una mano. Dare un abbraccio. Dire “mi dispiace.”

26. Nessun versetto biblico ci impone di ignorare un parente piangente al funerale di sua madre. Nessuno. Verifichiamo insieme: aprite la concordanza. Cercate.

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Cremazione o sepoltura?

27.Su questo punto la posizione dell’Organizzazione è rimasta sostanzialmente neutra negli anni, e per buoni motivi: la Bibbia non comanda né vieta la cremazione. Geova può risuscitare chiunque, indipendentemente da cosa sia accaduto al corpo — sepolto, cremato, disperso in mare, perduto in un incendio.

28.Pensiamo a Gesù: il suo corpo, dopo la risurrezione, non è stato il corpo terreno che era stato inchiodato al palo. Era un corpo spirituale, glorioso (1 Corinti 15:42-44). La risurrezione che Geova promette non dipende dalle molecole che lasciamo qui sulla terra.

29.Quindi: cremazione o sepoltura? Coscienza personale. Possibilità economiche della famiglia. Tradizioni del luogo. Preferenze del defunto, se espresse. Nessuna di queste opzioni offende Geova.

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Eutanasia e sospensione delle cure: una distinzione importante

30.Qui il terreno si fa più delicato, e serve fare una distinzione che spesso, nelle conversazioni in Sala, non si fa con sufficiente chiarezza.

31. L’eutanasia attiva— cioè somministrare una sostanza che pone fine alla vita di una persona — è cosa diversa dalla sospensione di terapie sproporzionate— cioè interrompere trattamenti che prolungano la sofferenza senza speranza di guarigione, lasciando che la malattia segua il suo corso.

32.La posizione dell’Organizzazione è chiara nel condannare la prima. Sulla seconda — il rifiuto dell’accanimento terapeutico — le pubblicazioni riconoscono che si tratta di una scelta di coscienza personale. La legge italiana, dal 2017, garantisce a ogni paziente il diritto di rifiutare trattamenti sproporzionati.

33.Lasciare che la malattia faccia il suo corso, quando non c’è più nulla da fare, non è uccidere. È lasciare andare.È riconoscere che la vita appartiene a Geova e che lui ha stabilito un tempo per ogni cosa, anche per la morte (Ecclesiaste 3:1-2).

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Apparteniamo a Geova, vivi o morti

34.Su tutti questi temi, c’è un principio biblico che ci sembra fondamentale, e che spesso non viene messo abbastanza in evidenza. Lo troviamo in Romani 14:7-9 nella Traduzione del Nuovo Mondo:

“Nessuno di noi infatti vive per sé stesso, né muore per sé stesso. Se viviamo, viviamo per Geova, e se moriamo, moriamo per Geova. Quindi sia che viviamo, sia che moriamo, apparteniamo a Geova. Cristo infatti morì e tornò alla vita proprio per essere Signore sia dei morti che dei vivi.”

— Romani 14:7-9, TNM

35.Apparteniamo a Geova. Non all’Organizzazione. Non al fratello che ci ha fatto firmare una scheda. Non alle aspettative della congregazione. A Geova.E davanti a Geova ciascuno renderà conto delle proprie scelte — e ciascuno, davanti a Geova, ha diritto di prendere queste scelte in coscienza.

36. Paolo aggiunge, poco prima, una frase che spesso viene saltata troppo in fretta:

“Ciascuno sia pienamente convinto nella propria mente.”

— Romani 14:5, TNM

37.Non “ciascuno sia convinto di quello che il Corpo Direttivo ha detto.” Non “ciascuno segua le schede.” Ciascuno sia pienamente convinto nella propria mente. La coscienza, davanti a Geova, è personale.

38.E Filippesi 1:21 ci ricorda che, per chi ha speranza in Cristo, anche la morte non è una sconfitta:

“Per me, infatti, vivere è Cristo, e morire è un guadagno.”

— Filippesi 1:21, TNM

39.E Ecclesiaste, con la sua sobrietà stupenda, dice:

“Una buona reputazione è meglio del buon olio profumato, e il giorno della morte è meglio del giorno della nascita.”

— Ecclesiaste 7:1, TNM
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Strumenti pratici: cosa possiamo fare, in concreto

40.Le parole servono a poco se non si traducono in azioni. Ecco alcuni passi concreti che ciascuno di noi può valutare, in coscienza, davanti a Geova.

Cosa puoi fare oggi

  • Redigere le tue DAT personalizzate. Puoi redigerle in modo gratuito presso il tuo Comune di residenza, o con un notaio. Sul sito del Ministero della Salute trovi modulistica e indicazioni ufficiali.
  • Revocare le DAT che non ti rappresentano.Se hai firmato la scheda dei Testimoni e oggi, in coscienza, non rappresenta più quello che vuoi, hai il diritto di revocarla. Vedi la nostra guida: Revocare la scheda DAT.
  • Esprimere il consenso (o il rifiuto) alla donazione organi.Si può fare in Comune, in ASL, o al rinnovo della carta d’identità.
  • Lasciare disposizioni sul funerale.Si può indicare per iscritto se si preferisce sepoltura o cremazione, se si vuole un funerale religioso, civile, o privato.
  • Nominare un fiduciario. Una persona di tua fiducia, anche al di fuori della congregazione, che possa rappresentarti nelle decisioni sanitarie se non sarai in grado di farlo tu.
  • Comunicare le tue scelte ai familiari.Anche se sarà una conversazione difficile, parlare in vita evita molti drammi dopo. Una lettera, una conversazione tranquilla, una copia delle disposizioni lasciata in luogo noto.

41.Niente di tutto questo è obbligatorio. Ma sapere di averne il diritto — e di poter scegliere — è già un passo. Per chi sta affrontando il lutto, o sta accompagnando un familiare, segnaliamo anche la nostra riflessione sulla salute mentale e le risorse del kit dello studente per riprogrammare in modo positivo i pensieri più pesanti.

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Una riflessione fraterna

42.Affrontare la morte — la nostra, quella di chi amiamo — è forse la prova più grande che la vita ci chiede. E le scelte che prendiamo in questi momenti sacri non dovrebbero essere imposte da nessuno: né da un’organizzazione, né da una scheda firmata vent’anni fa, né dalla paura di essere giudicati da altri uomini.

43.Apparteniamo a Geova. E davanti a Geova, in silenzio e con il cuore aperto, ciascuno di noi può pregare e decidere — con calma, senza paura, senza vergogna — cosa vuole per sé. Cosa vuole per la propria morte. Cosa vuole per il proprio funerale. Cosa vuole lasciare, e cosa vuole ricevere se sarà lui il primo a partire.

44. Una cosa, soprattutto, vorremmo dirla con tutta la dolcezza che riusciamo a trovare. Se hai un parente lontano — dissociato, allontanato, o semplicemente che ha smesso di frequentare — e ricevi la notizia di un lutto, vai.Vai al funerale. Stringi una mano. Abbraccia chi piange. Non aspettare che siano gli altri a darti il permesso. La compassione, davanti a una bara, non ha bisogno dell’autorizzazione di nessuno.

45.E se sei tu il familiare lontano, che teme di non essere accolto: vai comunque. Il tuo posto è lì. Tua madre, tuo padre, tuo fratello — ti hanno amato. Una scheda dottrinale non cancella vent’anni di vita comune.

46.Verificate ogni cosa. Aprite la Bibbia. Aprite la legge italiana. Aprite la vostra coscienza. E ricordatevi che, qualunque scelta facciate, davanti a Geova — vivi o morti — apparteniamo a lui.

“Se la nostra casa terrena, questa tenda, viene distrutta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mani umane, eterna nei cieli.”

— 2 Corinti 5:1, TNM
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Un Membro degli Amanti della Verità

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Fonti

  1. Watchtower, 15 novembre 1967, pp. 702-704 — Trapianti d’organo definiti “cannibalismo.”
  2. Watchtower, 15 marzo 1980— Trapianti d’organo: questione di coscienza personale — wol.jw.org
  3. Legge 22 dicembre 2017, n. 219— Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento — Gazzetta Ufficiale
  4. Ministero della Salute— Banca Dati Nazionale DAT — salute.gov.it
  5. jw.org— “Come considerano i funerali i Testimoni di Geova” — Cremazione: nessuna obiezione dottrinale — jw.org
  6. Romani 14:5-9; Filippesi 1:21; 2 Corinti 5:1; Ecclesiaste 3:1-2 e 7:1-2; 1 Corinti 15:42-44; 1 Tessalonicesi 5:21 — Traduzione del Nuovo Mondo, verificabili su jw.org
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