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NOVITÀ |Tatuaggi: un Testimone di Geova può farsene uno? Cosa dice davvero la Bibbia — e cosa tace il manuale degli anziani

Dottrine

Halloween, Natale, Carnevale, Pasqua: tutte feste pagane?

Cosa dice davvero la storia. E cosa dice la Bibbia sulla coscienza personale.

Storia, etimologia, Scrittura · ~13 minuti di lettura

Cari fratelli e lettori curiosi,

oggi vogliamo guardare insieme un tema delicato — uno di quelli che, fin da bambini, abbiamo imparato a evitare senza fare troppe domande. Halloween. Natale. Carnevale. Pasqua. Quattro nomi, una sola etichetta: “feste pagane”.

Vogliamo provare a fare due cose, con calma. Primo: guardare cosa dice davvero la storia, perché spesso le origini sono più complesse di come ci sono state raccontate. Secondo: rileggere insieme cosa dice la Bibbia sulla coscienza personale applicata alle feste — un argomento su cui Paolo è stato sorprendentemente esplicito.

Non vogliamo dirti cosa fare. Vogliamo solo che, come noi, tu abbia in mano tutti gli elementi prima di decidere.

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Perché “tutto è pagano”?

Se cerchi su Google “origini paganiche di [una qualsiasi festa]”, troverai sempre qualcosa. Questo perché l’Europa precristiana era piena di feste stagionali — solstizi, equinozi, raccolti, semine. Quando il cristianesimo si è diffuso, ha incontrato culture che già avevano cicli festivi consolidati. Alcune date sono state ridefinite, alcune usanze assorbite, altre abbandonate.

La domanda interessante non è “ha origini pagane?”— quasi tutto ne ha qualcuna, se cerchi abbastanza indietro. La domanda è: quella pratica, oggi, ha ancora un significato religioso pagano per chi la celebra?

È lo stesso principio che abbiamo già applicato in Compleanno: i Testimoni di Geova ora possono festeggiarli? e in Tatuaggi: cosa dice davvero Levitico 19:28. Vediamo come si applica alle quattro feste.

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Halloween: Samhain, All Hallows’ Eve, e una zucca americana

Cominciamo con quella che, agli occhi di molti fratelli, è la più chiaramente “sospetta”. Le origini sono celtiche: Samhain (pronunciato sa-uin), festa del raccolto e del passaggio tra l’estate e l’inverno. Si celebrava intorno al 31 ottobre/1 novembre. Le tradizioni includevano fuochi accesi, offerte agli antenati e l’idea che, in quella notte, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti fosse più sottile.

Su questa base culturale, nel IX secolo, la Chiesa cattolica collocò Ognissanti (1 novembre): la festa di tutti i santi. La vigilia divenne quindi All Hallows’ Eve(la vigilia di tutti i santi) — che, abbreviato, diventa Halloween.

Poi c’è stato il salto americano. Gli irlandesi che emigrarono negli Stati Uniti tra l’Ottocento e il Novecento portarono con sé alcune tradizioni residue. Nel Novecento queste si fusero con la cultura commerciale americana: la zucca intagliata, i costumi, il dolcetto-o-scherzetto. Quello che oggi vedi nei film di Halloween non ha quasi nulla a che fare con Samhain. È un fenomeno commerciale del XX secolo, travestito da antica festa celtica.

Per la maggior parte dei bambini contemporanei che bussano alla porta vestiti da supereroi o da principesse, Halloween non ha alcun significato religioso o occulto. È costumi e caramelle. Punto.

Vale la pena prendersi un attimo per essere onesti su una cosa: se in casa tua Halloween viene vissuto come un’evocazione di spiriti, una porta verso pratiche occulte, allora la coscienza ti dirà di stare lontano — ed è giusto così. Ma se per i tuoi figli è una zucca, una caramella e una risata con i compagni di scuola, la storia di Samhain non c’entra nulla con quel pomeriggio.

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Natale: Sol Invictus, Saturnalia, o un calcolo cristiano?

Qui le cose si fanno più sottili di come ce le hanno raccontate. Per anni abbiamo sentito ripetere una versione precisa:“Il 25 dicembre è la festa pagana del Sol Invictus istituita dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C., e i cristiani gliel’hanno copiata sopra”. Semplice e netto. Solo che la storiografia recente sta mettendo seriamente in discussione questa ricostruzione.

Il problema è che non esiste una prova diretta del fatto che Aureliano abbia istituito una festa di Sol il 25 dicembre. La prima menzione esplicita di un Natalis Invictiil 25 dicembre arriva ottant’anni dopo, nel Calendario di Filocalo del 354 d.C. Studiosi come Steven Hijmans hanno fatto notare che il nesso Aureliano → 25 dicembre → Sol è più un assunto moderno che un dato storico solido.

C’è poi una seconda ipotesi, meno conosciuta, che alcuni storici prendono molto sul serio: i primi cristiani non avrebbero copiato una festa pagana, ma avrebbero calcolatola data. Nel pensiero antico, esisteva l’idea che un grande profeta morisse nello stesso giorno in cui era stato concepito. La tradizione fissava la morte di Cristo intorno al 25 marzo (data dell’equinozio primaverile nel calendario antico). Aggiungi nove mesi di gestazione — e arrivi al 25 dicembre. Non è magia, è aritmetica antica.

Quale delle due ipotesi sia vera, gli storici non lo sanno con certezza. Il punto interessante è che la storia onesta non è quella che ci hanno presentato per decenni come un fatto chiuso.

E i Saturnali?

I Saturnali erano una festa romana in onore del dio Saturno, celebrati dal 17 al 23 dicembre. Si scambiavano regali (di solito piccoli oggetti in cera o ceramica), si accendevano candele, padroni e schiavi si scambiavano i ruoli per gioco, si banchettava. Le date dei Saturnali e del Natale si sovrappongono in parte, ma non coincidono: i Saturnali finivano due giorni prima del 25 dicembre.

Quello che è vero è che, nei secoli, alcune usanze del clima invernale romano (scambio di doni, candele, banchetti) sono confluite nel modo di celebrare il Natale cristiano. Quello che non è veroè che il Natale sia semplicemente “Saturnali rinominati”. La storiografia seria distingue tra influenze culturali (reali) e continuità religiosa diretta (non dimostrata).

L’albero di Natale: medioevo tedesco

Anche sull’albero di Natale ci hanno detto cose che la storia non conferma. L’albero di Natale come lo conosciamo — un abete decorato dentro casa — non è un rito pagano antico. È una tradizione medievale tedesca, nata nel XV-XVI secolo intorno alle rappresentazioni teatrali sacre.

Più precisamente: nelle “Paradise plays” (rappresentazioni del paradiso terrestre messe in scena il 24 dicembre, giorno in cui si commemoravano Adamo ed Eva nel calendario medievale), si usava un abete decorato con mele rosse — l’albero del paradiso— per rappresentare il giardino di Eden. La prima documentazione di un albero di Natale in chiesa risale al 1539 nella cattedrale di Strasburgo, sotto la guida del riformatore protestante Martin Bucer.

Le radici più profonde — il sempreverde come simbolo di vita nei mesi freddi — certo, ci sono. Ma l’albero di Natale è un’invenzione del cristianesimo tedesco, non un rituale druidico sopravvissuto. La storia è più lunga e più cristiana di quanto ci era stato detto.

E Babbo Natale?

Babbo Natale ha un’origine molto concreta: San Nicola di Bari, vescovo del IV secolo noto per la generosità verso i bambini poveri. La sua figura, attraverso l’olandese Sinterklaas, è arrivata negli Stati Uniti, dove si è trasformata in Santa Claus — e da lì, attraverso il marketing del Novecento, nel personaggio rosso che conosciamo.

È commerciale? Sì, tantissimo. È pagano? Storicamente no — nasce da un vescovo cristiano.

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Carnevale: “carne vale”

Il Carnevale è forse la festa più chiaramente cristianadi tutte quelle che ci vengono presentate come pagane. L’etimologia stessa lo dice: dal latino carnem levare(“togliere la carne”) ocarne vale (“addio carne”). Carnevale è il periodo che precede la Quaresima cattolica — quaranta giorni di digiuno e astinenza dalla carne. Nei giorni precedenti si mangiava e si festeggiava ciò che poi non si sarebbe avuto.

È vero che dentro il Carnevale confluiscono elementi antichi — i Saturnali stessi, i Lupercali, vecchie feste agricole. Ma il contenitore, la struttura sociale, il significato, è cristiano medievale. Senza la Quaresima, il Carnevale non esisterebbe.

Oggi, per la maggior parte di chi lo festeggia — bambini con le maschere, sfilate di carri, frappe e chiacchiere — Carnevale non ha né il significato pagano antico né quello cattolico originale. È una ricorrenza popolare e festosa. La domanda è sempre la stessa: cosa significa, oggi, per chi lo vive?

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Pasqua e l’uovo: Eostre è davvero esistita?

Anche la Pasqua merita una rilettura onesta. La tesi che abbiamo sentito ripetere è: “Easter (Pasqua) viene dalla dea pagana Eostre”. Sembra chiuso. Solo che la fonte di questa affermazione è una sola: il monaco inglese Beda il Venerabile, nell’VIII secolo, che in un suo trattato scrisse che il mese di aprile (Êosturmônaþ) era detto così perché un tempo si celebravano feste in onore di una dea di nome Êostre.

Una sola fonte, in tutta la letteratura antica. Nessun’altra menzione di questa dea in nessun altro testo, né in inscrizioni archeologiche. Alcuni studiosi moderni pensano che Beda riferisse una tradizione orale autentica (suo nonno poteva ricordare il paganesimo nordumbrico). Altri studiosi linguistici pensano che Beda abbia semplicemente proposto un’etimologia speculativa, e che “Eostre” fosse solo il nome del mese o una parola legata a “alba, primavera”.

In tutte le altre lingue europee, peraltro, la Pasqua si chiama con varianti di Pesach (la Pasqua ebraica): Pâques in francese, Pascua in spagnolo, Pasquain italiano. Il legame storico chiaro non è con Eostre: è con la Pasqua ebraica— che, peraltro, gli stessi Testimoni di Geova osservano (di fatto) celebrando la Commemorazione il 14 di Nisan.

L’uovo

L’uovo come simbolo di vita esiste, francamente, in qualunque cultura abbia avuto galline. Non è un simbolo esclusivamente pagano: nelle Chiese ortodosse, da secoli, le uova dipinte di rosso rappresentano il sangue di Cristo e la risurrezione. Hanno un significato religioso preciso — cristiano.

L’uovo di cioccolato moderno è un’invenzione commerciale del XIX-XX secolo, e per la maggior parte dei bambini è semplicemente un dolce con una sorpresa dentro.

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Cosa dice davvero la Bibbia

Adesso lasciamo la storia e torniamo alla Scrittura, perché è lì che vogliamo stare. Cosa dicono gli scritti ispirati sulle feste, sui giorni speciali, sulle usanze non-ebraiche?

Romani 14: il cuore dell’argomento

“Uno giudica un giorno più importante di un altro; un altro giudica un giorno come tutti gli altri. Ciascuno sia pienamente convinto nella propria mente. Chi osserva un giorno lo osserva per Geova.”

— Romani 14:5-6 (TNM 2017)

Fermiamoci. Paolo sta dicendo qualcosa di enorme: tra cristiani esistono opinioni diverse sui giorni festivi, e non è un problema. Chi celebra, celebra per Geova. Chi non celebra, non celebra per Geova. Il criterio non è uniformare l’esterno: è la convinzione nella propria mente davanti a Dio.

Questa è coscienza personale. Esplicitamente. Pubblicata sotto ispirazione, parte del canone biblico, scritta dall’apostolo Paolo a una congregazione cristiana del I secolo.

Colossesi 2:16

“Quindi nessuno vi giudichi nel mangiare o nel bere, o riguardo a una festa o all’osservanza della luna nuova o di un sabato.”

— Colossesi 2:16 (TNM 2017)

Paolo qui parla a cristiani che vivono pressioni dall’esterno: qualcuno li giudica per ciò che mangiano, bevono, o per quali feste osservano. La sua risposta non è “evitate quelle feste”. La sua risposta è: nessuno vi giudichi su queste cose.

1 Corinti 10: la carne sacrificata agli idoli

C’è un altro passaggio molto utile, in 1 Corinti 10. Nella Corinto del I secolo, parte della carne venduta al mercato era stata prima offerta a divinità pagane nei templi. Domanda concreta: un cristiano poteva mangiarla? La risposta di Paolo è sorprendentemente sfumata:

“Mangiate tutto ciò che è venduto al mercato della carne, senza fare domande per motivo di coscienza; poiché ‘a Geova appartiene la terra e tutto ciò che la riempie’.”

— 1 Corinti 10:25-26 (TNM 2017)

Carne fisicamente offerta a un idolo: Paolo dice che la puoi mangiare senza fare domande. L’unica eccezione è se qualcuno te lo fa notare esplicitamente come problema di coscienza per lui — allora, per amore del fratello, ti astieni. Ma il criterio non è l’origine cultuale: è la coscienza, tua e del fratello.

Galati 4: l’altro lato della medaglia

C’è un passo che a volte viene citato contro le feste: Galati 4:9-11, dove Paolo si lamenta di chi “osserva giorni, mesi, stagioni e anni”. Spesso si applica questo verso alle feste cristiane occidentali. Ma il contesto èesattamente l’opposto: Paolo sta scrivendo a cristiani convertiti che, sotto la pressione di insegnanti giudaizzanti, stavano reintroducendol’osservanza obbligatoria di feste e sabati ebraici (Pesach, le lune nuove, il sabato).

La preoccupazione di Paolo non era che osservassero troppo poco certe feste — era che le stessero osservando come obbligo legalistico, come se la salvezza dipendesse da quello. Lo dice esplicitamente nei versetti precedenti: si era tornati a essere “schiavi” di un sistema di prescrizioni.

Ironicamente, usare Galati 4 per imporre il divieto di osservare certe feste è l’esatto rovescio di quello che Paolo stava combattendo. Lui combatteva il legalismo festivo. Non lo costruiva.

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Lo stesso principio dei compleanni

A questo punto vogliamo collegare le cose, perché il ragionamento è lo stesso che abbiamo visto in Compleanno: i Testimoni di Geova ora possono festeggiarli?

L’Organizzazione stessa, in Svegliatevi!dell’8 luglio 2004, ha scritto un paragrafo memorabile:

“Quando è chiaramente evidente che oggi un’usanza non ha più una connotazione religiosa e non comporta la violazione di princìpi biblici, ciascun cristiano deve decidere personalmente se seguire o meno tale usanza.”

Svegliatevi!, 8 luglio 2004

Stesso principio per il brindisi: anni dopo, l’Organizzazione ha riconosciuto che alzare un calice oggi non è più un atto religioso, e la decisione spetta alla coscienza personale. Le origini archeologiche del brindisi (libagioni agli dèi greco-romani) non sono cambiate. È cambiato il significato attuale.

Adesso facciamo l’esercizio onesto. Una famiglia che mangia il pandoro a Natale, o che scambia uova di cioccolato a Pasqua, o che fa indossare ai figli un costume da pirata il 31 ottobre, o che mangia un cannolo durante il carnevale:

  • Sta invocando una divinità? No.
  • Sta offrendo un sacrificio rituale? No.
  • Sta praticando spiritismo o occultismo? No.
  • Sta percependo quel gesto come religioso? Quasi sempre, no.

Quindi — secondo il principio dell’Organizzazione stessa nel 2004, e secondo Romani 14 e Colossesi 2:16 — diventa una questione di coscienza personale.

Questo non significa che tudebba celebrare. Significa che la decisione è tua, davanti a Geova, secondo la tua coscienza informata dalla Scrittura. Esattamente quello che Paolo ha scritto.

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Coscienza personale, davvero

C’è una cosa che vogliamo dire con dolcezza, perché ci tocca tutti. “Coscienza personale”, nella cultura in cui siamo cresciuti, ha spesso significato: “decidi come vuoi, ma sappi qual è la decisione giusta”. Una libertà con una sola risposta corretta già scritta sopra.

Romani 14 non funziona così. Paolo dice esplicitamente che, su queste cose, esistono due scelte legittime: chi osserva, e chi non osserva. Entrambi per Geova. Entrambi accettati. Non c’è una risposta giusta prestabilita. C’è la convinzione del singolo davanti a Dio.

Forse, fratello o lettore che ci leggi, davanti alla tua coscienza informata dalla Bibbia, decidi che nonvuoi celebrare certe feste. Va benissimo — è una scelta legittima, Romani 14 lo dice apertamente. Forse invece, dopo aver pregato e studiato, decidi che fare gli auguri di buon Natale ai vicini, o partecipare a una cena di famiglia, è un’occasione di amore e non un rito pagano. Anche questa è una scelta legittima — Romani 14 lo dice apertamente, allo stesso modo.

Quello che non èconforme a Romani 14 è trasformare una di queste due scelte in una condizione di appartenenza, in un test di lealtà il cui fallimento porta a perdere fratelli, famiglia, comunità. Su questo Paolo è stato netto, in Galati 4 e in Colossesi 2:16: nessuno vi giudichi.

Se ti interessa capire come questi divieti siano cresciuti storicamente nel movimento, ne abbiamo parlato in La “nuova luce”: ecco cosa significa realmente e nel più ampio articolo Si viene salvati per opere o per fede?. E se vuoi uno strumento per riflettere su tutte queste cose con calma, c’è il Kit dello Studente.

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Una riflessione fraterna

Lasciaci chiudere come fratelli, non come storici né come polemisti.

La storia ci dice che le origini delle feste cristiane occidentali sono più complesse, e più cristiane, di come ci sono state raccontate. Sol Invictus non è la fonte certa del Natale. Eostre è una sola riga in un solo testo del 700 d.C. L’albero di Natale è un’invenzione dei cristiani tedeschi del Rinascimento. Babbo Natale è un vescovo cristiano. Carnevale esiste solo grazie alla Quaresima.

Questo non significa che tu debbacelebrarle. Significa che la storia che ci viene presentata come argomento decisivo — “sono pagane, punto”— è molto più sfumata di così.

E la Scrittura — Romani 14, Colossesi 2:16, 1 Corinti 10 — ci dice esplicitamente che, su queste cose, la coscienza personale del cristiano informato è il giudice. Non un comitato. Non una rivista. La tua coscienza, davanti a Geova.

“Verificate ogni cosa; attenetevi a ciò che è eccellente” (1 Tessalonicesi 5:21, TNM 2017). Verificare include anche verificare la storia che ci è stata raccontata sulle origini delle feste, e leggere Romani 14 fino in fondo.

Se tutto questo ti sta facendo riflettere su qualcosa di più ampio — cioè sul significato stesso di “peccato”, di “errore”, di “bersaglio mancato” — ti suggeriamo Il bersaglio mancato: cosa significa davvero peccato.

— Un Membro degli Amanti della Verità

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Fonti

  • Romani 14:5-6; Colossesi 2:16; 1 Corinti 10:25-28; Galati 4:9-11 (TNM 2017)
  • 1 Tessalonicesi 5:21 — “Verificate ogni cosa” (TNM 2017)
  • Svegliatevi!, 8 luglio 2004, “I lettori ci scrivono” — jw.org/it
  • S. Hijmans, “Sol Invictus, the Winter Solstice, and the Origins of Christmas” — voce Sol Invictus su Wikipedia con bibliografia.
  • Roger Pearse, “Was there no festival of Sol on 25 December before 324 AD?” — roger-pearse.com
  • National Geographic, “Was Christmas moved to eclipse Rome’s Saturnalia festival?”
  • Britannica — voci Saturnalia, Easter, Christmas tree.
  • Voce Êostresu Wikipedia; History for Atheists, “Easter, Ishtar, Eostre and Eggs”.
  • Medievalists.net, “The Medieval Tradition of the Christmas Tree”.